Michele Torri

la catena del valore di Torri Michele, giovane imprenditore bresciano,  titolare di Torri Solare Artigiani del Fotovoltaico, risiede in una coerente prospettiva, perseverante nella sua analisi e dall’appeal estremamente istintivo e acuto. Un’imprenditoria di successo in cui le parole etica e valore danno vita a progetti virtuosi  per il benessere delle persone,  dell’ambiente e di tutta la comunità.

Michele Torri, un protagonista dell’industria sostenibile non solo di Brescia ma dell’intero Paese, qual è stata la sua storia imprenditoriale?

Nel 2007, insieme a mio padre, decidemmo di fondare una nuova azienda, la Torri Solare.

Frequentavo il secondo anno di ingegneria gestionale all’Università di Brescia e nonostante gli ottimi risultati decisi di sospendere questo percorso scolastico dedicandomi totalmente a questa attività.

Decidemmo da subito di avviare un nuovo business concentrando il know how della Torri Solare alla produzione di pannelli fotovoltaici.

Come mai investire nel fotovoltaico?

In realtà nulla ci legava particolarmente a questo settore. Da generazioni possediamo una fonderia di alluminio a Quinzano, una cultura imprenditoriale iniziata negli anni sessanta da mio nonno.

Investire nel fotovoltaico rappresentò una pura intuizione, priva di legami con l’attività di famiglia ma un nuovo punto di partenza che potesse segnare l’esordio di una nuova generazione imprenditoriale.

In quegli anni, periodo fortemente contraddistinto dall’inizio di una nuova e grande crisi economica, l’energia ci sembrò una skill destinata a diventare centrale, decidemmo quindi di cavalcare subito quell’intuizione.

Gli esordi furono colmi di alti e bassi, investimmo in una linea di produzione in un mercato in frizione e prima della diffusione degli incentivi. Gli anni seguenti furono sicuramente più favorevoli. I forti incentivi ci permisero di assistere un mercato particolarmente forte sino a che, lo stop delle agevolazioni, ridisegnò un momento

quasi di paralisi, dai 6.000 mega watt installati in Italia in un solo anno si precipitò a soli 400 e per le migliaia di imprese nate in quegli anni e per tutta la filiera composta da installatori e general contractor fu un vero contraccolpo. Nel 2012 in concomitanza a quella grossa frenata riuscì a brevettare alcuni prodotti che rafforzarono il fatturato mentre nel 2015/2016 l’obiettivo fu quello di riposizionare il prodotto sul mercato ricostruendo un’offerta commerciale da zero, in un mercato finalmente stabile e non guidato da speculazione.

Ciò che ci consentì di “prosperare” rispetto agli altri produttori italiani ed europei fu quello che amo chiamare la catena del valore.

In un contesto complesso, caratterizzato dalla presenza di grandi multinazionali e importatori che fondano il proprio business su prezzi aggressivi e grandi volumi per accaparrarsi il marketshare, la Torri Solare decise di costruire una vera catena del valore trasformando il brand in “Artigiani del Fotovoltaico”, andando così a caratterizzare non solo il prodotto in sè ma anche chi lo sceglie, un’intera filiera che trasmette qualità.

La sostenibilità è quindi diventata il motore del vostro business?

Non solo della vita professionale ma anche del mio privato. Nel corso degli anni ho proprio sposato questa cultura diventando estremamente sensibile a queste tematiche. Da anni ho una dieta vegana, amo lo sport e sono appassionato di ultramaratone. Negli ultimi due anni ne ho corse una decina, tra cui la 100km nel deserto del Sahara e la 100km del Monte Bianco. Il fotovoltaico rappresenta una grande opportunità ed è l’unica delle tecnologie che, rispetto come siamo abituati nel nostro mix energetico, offre la possibilità al privato o all’impresa di autoprodurre energia elettrica diventando autonomo con una percentuale che oscilla dal 60 all’80%. Siamo sempre stati abituati a dipendere dalle grandi centrali di produzione e alla rete che distribuisce energia elettrica, oggi il paradigma si inverte. Fondamentalmente noi, nel quotidiano, dobbiamo cercare di selezionare i nostri clienti per non interrompere questa catena del valore e facendo in modo che i nostri consumatori ma soprattutto installatori conoscano bene il prodotto e i relativi benefici, trasmettendo qualità e sicurezza.

Come valuta lo sviluppo del mercato fotovoltaico in

Italia rispetto a quanto avviene nei Paesi vicini?

L’Italia in realtà ha installato moltissimi impianti e non è in coda a nessuno. Il mercato italiano è molto virtuoso, ci manca ancora un quid di cultura ma devo dire che negli ultimi anni si sta diffondendo sempre di più una spiccata sensibilità a queste tematiche. Le motivazioni si riconoscono anche per gli ultimi rincari e una maturata consapevolezza nel volersi svincolare da tutto quel mix energetico che detta le sorti del mercato. Oggi la direzione è comune. Anche se altri Paesi europei hanno introdotto politiche differenti, la direzione rimane unanime e l’obiettivo comune. Il desiderio è quello di possedere un’autonomia energetica maggiore e nel mix energetico europeo è previsto un aumento vertiginoso di quelle che sono le rinnovabili. Come dicevo prima in questa realtà così complessa il fotovoltaico rimane oggi uno dei principali protagonisti.

I grandi distributori di energia elettrica si trovano nella condizione di doversi concentrare anche sull’aumento di efficienza della distribuzione dell’energia, sulle infrastrutture, sulle infrastrutture di ricarica delle auto elettriche, ad esempio, perché è vero che continueranno a investire nelle centrali di produzione ma è altrettanto vero che se questo mix tende verso il fotovoltaico si assisterà ad un decentramento totale e una parcellizzazione degli impianti di produzione mai assistita prima.

Il valore del vostro prodotto dove risiede?

Abbiamo sempre investito in ricerca e sviluppo.

Nel 2012 brevettai io stesso tre nuovi prodotti con l’obiettivo di acquisire materiali integrati su coperture industriali. In quegli anni la tendenza ci spinse fortemente proprio in quella direzione perché gli incentivi coinvolsero principalmente prodotti integrati, diciamo che fu proprio il vincolo dell’incentivo che guidò il nostro investimento. Oggi ricerca e sviluppo orientano le nostre scelte, inizieremo proprio tra alcuni mesi una collaborazione con l’Università di Brescia, un ciclo di test che ci vedrà lavorare fianco a fianco. Il primo step si intitolerà alla resistenza del prodotto per aumentarne le performance soprattutto in virtù dei nuovi standard dettati dal clima: fenomeni di grandine sempre più presenti e impatti atmosferici più violenti.

I nostri prodotti si dimostrano già molto più robusti rispetto alla media di mercato, con caratteristiche meccaniche più elevate e vetri più spessi e pensiamo che queste caratteristiche debbano sempre migliorarsi. Proprio quest’anno investiremo in una nuova linea di produzione, in un nuovo contesto industriale a Manerbio. Stiamo riqualificando un lotto di 10.000 mq valorizzando un’area storica di Manerbio, una scelta anche etica perché in linea con la catena del valore, vogliamo essere promotori di queste scelte di sostenibilità al punto che sarà uno stabilimento svincolato dal gas e alimentato da fotovoltaico con soluzione di condizionamento in geotermia.

La sostenibilità l’ha coinvolta moltissimo…

Sì sono attratto e coinvolto dalle tematiche suggerite dalla sostenibilità e io stesso come tutto il team della Torri Solare pensiamo di aver imparato molto da questa esperienza imprenditoriale con la consapevolezza che per alcune decisioni occorre “gettare il cuore oltre l’ostacolo” perché il bene fatto ritorna sempre in qualche modo. Portare valore per noi significa assistere i clienti verso un cambiamento, un’evoluzione e un miglioramento. Ricopro anche la carica di Presidente dei Giovani di Confartigianato a Brescia rendendomi attivo sul lato impresa e associazionismo. In virtù anche di questa posizione voglio aggiungere che nonostante la nostra forte tendenza al “sostenibile” siamo consapevoli che il nostro tessuto è di stampo imprenditoriale e che la transizione di cui tanto si parla deve rappresentare un vantaggio competitivo ed economico anche e soprattutto per le imprese, di qualunque stampo e dimensione. Questo è il nostro impegno.

Il vostro approccio fondato sulla continua ricerca vi condurrà ad affrontare nuovi progetti?

Il primo progetto riguarderà l’irrobustimento del nostro prodotto. Parlando di innovazione tangibile avvieremo il primo ciclo di ricerca e sviluppo e subito dopo anche il secondo, quello più sostanziale.

L’idea è quella di sviluppare prodotti più semplici da installare rendendo ancora più “smart” il processo di posa. Intuisco valore aumentando le performance in quella direzione. É necessario conoscere e capire ciò di cui il mercato ha bisogno per sviluppare progetti di successo, spero che avremo questa fortuna. Questa è quella che chiamo innovazione tangibile, un vantaggio che, attraverso un delicato processo di studi e ricerca, ci consentirà di offrire ai nostri installatori un prodotto nuovo, facile da installare e capace di accorciare i tempi.

L’obiettivo è proprio quello di rispondere ad un bisogno esistente.

Internazionalizzazione. Dove puntate?

Per la Torri Solare al momento l’estero non rappresenta un’attrattiva. A parte alcuni brevetti specifici il nostro desiderio non è quello di conquistare uno share in altri Paesi ma di lavorare in Italia rispondendo alle esigenze del nostro mercato, differente dagli altri.

Torri è un’azienda globale, acquista vetro dall’India, silicio dal’Asia, mentre dalla Germania e dall’Austria abbiamo sempre importato i polimeri quindi lo scoglio non è renderci internazionali ma assistere adeguatamente il nostro mercato seguendo gli sviluppi e le necessità che si incontreranno. Opereremo per i prossimi anni in un’ottica di rafforzamento sul nostro Paese.

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