MILENA SALVEMINI

Varcare l’ingresso della casa di Milena significa essere accolti da quella inebriante amabilità che probabilmente solo quel bon-ton ancorato al passato potrebbe far tornare alla luce. É un tourbillon di bellezza, di buone maniere. Respiri quella distensione oggi sempre più rara, troppo travolta da tempi veloci e dall’impossibilità di assaporare la vera qualità della vita. É questo ciò che mi ha trasmesso milena, valore, purezza, moralità e quel grado di eccellenza e di esemplarità che scorgi dai suoi modi, dalle sue parole e dal frutto di tutte le sue ambizioni: Margherita B. 

Parlando di “casa”, quale luogo geografico ti viene in mente?

Procida. Il luogo dove sono nata e dove ho trascorso la mia infanzia.

A Procida mi sento veramente Milena e ritrovo moltissimi punti di riferimento: la mia famiglia e gli affetti più cari. La separazione da questo isolotto di appena 4 km è avvenuta moltissimi anni fa. Avevo solo 18 anni e la mia vita si stava via via colmando di nuove esperienze professionali che mi condussero in ogni parte del mondo, da New York a Parigi, da Tokyo a Miami cavalcando le passerelle più importanti del globo. La mia seconda casa divenne quindi Milano, un luogo che sicuramente tracciò le sorti del mio futuro nel mondo della moda donandomi una forza incredibile avvalorata da quell’apertura mentale che riesci a possedere solo quando ti ritrovi, ancora ragazzina, a fare i conti con il mondo, i grandi viaggi e le nuove avventure. Un bagaglio pazzesco capace di offrirti molte circostanze di confronto con le quali ogni giorno inevitabilmente dovevo misurarmi. E credimi, da Procida, catapultarsi in un mondo così non è stato facile.

E la tua carriera professionale come si è sviluppata?

Milena era una ragazzina che non traduceva i classici canoni giunonici tipici del sud Italia. Aveva delle gambe lunghissime, era magrissima, mostrava una silhouette esile e delicata, dei lunghi capelli biondi e due occhi azzurri come il suo mare. Insomma ero completamente differente da tutte le altre ragazzine della mia età. La mia fisicità rappresentò una vera occasione di scherno. 

Mi tuffavo nelle acque di Procida indossando i jeans, per celare quella magrezza tanto discussa scontrandomi ogni giorno con un’insicurezza feroce e avvilente.  

Vissi davvero un complesso che riuscii a superare solo qualche anno dopo. Durante l’estate mi recai a Roma per il casting di “Piazza di Spagna”, un evento in mondovisione particolarmente influente per il settore moda. Venni subito ingaggiata a sfilare per le sorelle Fendi e mi ritrovai in passerella con le grandi top del mondo, Claudia Shiffer, Naomi Campbel e Cindy Crawfort. Io ero una bimba, loro delle grandi icone. Quello rappresentò un grande inizio che a breve mi condusse a sfilare per i più blasonati brand del globo in ogni angolo del mondo. Tornai poi a Procida. Nella mia Procida, indossando una minigonna, sfoggiando le mie gambe così magre ma con una nuova coscienza, l’accettazione. Da quel momento sconfissi i miei dubbi e tutte le mie incertezze, imparai ad amarmi e a riconoscere il bello che c’era in me, conquistando quella sicurezza che mi permise di affrontare il mondo. Ancora oggi ringrazio il mondo della moda per avermi donato coscienza, una consapevolezza che ogni donna, guardandosi allo specchio dovrebbe raggiungere. La mia vita si arricchì ulteriormente grazie alla presenza di un uomo straordinario che poi divenne mio marito e con il quale a ventisei anni iniziai a costruire una famiglia. Da quel momento, rallentando la carriera di modella decisi di convertire tutta la mia passione in Margherita B. il brand che creai 18 anni fa declinato alla maglieria di cashmere di altissima qualità e che oggi è un’azienda a tutti gli effetti.

Da Milano alla Franciacorta, perché?

Per amore. 

Inizialmente, sia io e che mio marito (originario di Palazzolo), vivevamo a Milano ma con la nascita dei nostri figli decidemmo di trasferirci in Franciacorta alla ricerca di una vita più “green”, il luogo ideale per far crescere i nostri ragazzi. Devo dire che Brescia e la Franciacorta mi hanno accolta splendidamente anche dal punto di vista professionale. É un territorio che amo e in cui vivo bene. Proprio qui sorge il quartier generale di Margherita B. ma, del resto, siamo un po’ ovunque, spediamo in Arizona, a Miami, a Montecarlo come a New York e giriamo l’Italia inscenando in location e città fantastiche i nostri temporary shop. Il mio lavoro mi spreme in maniera totalitaria. Seguo ogni comparto della filiera, dalla creatività, alla produzione alla vendita e al rapporto con le clienti, momento che amo profondamente. Adoro raccontare quel made in Italy che contraddistingue ogni nostro capo, una scelta coraggiosa, che ho voluto riservare per la mia azienda ma anche e soprattutto per le mie clienti che acquistando un capo Margherita B. sostengono tutta la cultura, la bellezza, il sapere, la qualità e la straordinarietà del nostro Paese. L’Italia. Credimi che molto spesso mi arrabbio quando un mio capo viene accusato di essere troppo costoso. La mia missione oggi è quella di tradurre e di diffondere il vero valore che si cela dietro ad un’azienda italiana come Margherita B. che compie enormi sforzi per rispettare e sostenere un’intera fililiera. Acquistando Made in Italy non ci si impossessa unicamente di un maglioncino di cashmere ma si sostiene un valore culturale e sociale, reso grande e autentico dal rispetto per il lavoro e quindi per le persone, per la qualità della materia prima e soprattutto per quel sistema Italia che deve essere protetto e rispettato prima che arrivi qualcuno a portarcelo via, come già sta avvenendo.

Una grande soddisfazione che hai avuto nel lavoro?

Sicuramente vedere crescere Margherita B giorno dopo giorno.

Un’altra meravigliosa soddisfazione fu l’opportunità di poter arrivare al cuore delle donne innescando con loro un dialogo benevolo e quasi confidenziale soprattutto durante il periodo segnato dal Covid, un momento drammatico, una congiuntura che ha saldamente innescato quella vicinanza contrariamente raggiungibile. In quel periodo decisi di raccontare attraverso i social, gli unici strumenti a mia disposizione, la storia di Margherita B.,  spiegandone i valori, la storia e quel “dietro le quinte” fatto di persone e famiglie. In quel preciso istante le donne decisero di avvicinarsi a me dandomi fiducia durante quei dialoghi raccontati allo specchio.

Riuscii a diffondere in maniera autentica la qualità dei nostri prodotti e chi mi seguiva apprezzò particolarmente questa scelta, condotta che poi confermò grandi risultati.   

Nella tua vita professionale gli uomini sono stati: un modello, un sostegno o un ostacolo?

Un sostegno.

Mi viene in mente mio marito, la mia forza, il mio sostegno più grande. É stato accanto a me in ogni fase della vita, sostenendo una famiglia, incoraggiando una carriera. Una grandissima linfa. 

In generale, in ogni ambito della vita, ho sempre incontrato uomini per bene e quelli che non lo sono stati si sono estinti velocemente (e ride).

Hai mai avuto la sensazione di vivere una discriminazione per il fatto di essere donna?

Questo è un argomento complicato da raccontare. 

Generalmente non è mai stato complicato essere donna ma conquistare una determinata credibilità tante volte non è stato semplicissimo. Anche in quei frangenti mi sono sempre dimostrata abbastanza “cazzuta” (e ride).

Chiesi il primo mutuo a 18 anni senza garanti e senza nessuno che potesse consigliarmi il da farsi o in qualche modo sostenere le mie scelte. Nella mia vita ho dovuto cavarmela da sola anteponendo indipendenza e autonomia. Questa tenacia sicuramente mi ha sostenuta e in un certo senso protetta donandomi quel carattere particolarmente audace. 

Non amo descrivermi con la parola imprenditrice, è un termine che non fa parte di me, ma intraprendere una strada come questa significa rinunciare, fare i conti con sacrifici e notti insonni, scelte difficili da prendere e consapevolezze demoralizzanti soprattutto per quanto riguarda il tempo che vorresti dedicare ai tuoi figli. 

A proposito di donne, ci racconti il tuo progetto del filo rosso?

Margherita B. ha desiderato raccontare la forza delle donne, di tutte quelle donne che sono state penalizzate in ambito professionale durante un periodo feroce come la pandemia. Siamo state nelle più grandi città d’Italia e abbiamo scelto delle donne meravigliose che, attraverso il nostro canale social, ci hanno donato la loro testimonianza. 

Questo filo rosso è stato un legame simbolico per tradurre la grande forza delle donne. Donne guerriere che si sono reinventate una nuova professione per sostenere il momento. Credere in se stesse, affrontare il mondo con tenacia, trasformare e rivoluzionare la propria vita con coraggio è stato il leit motiv di questo percorso meraviglioso e emozionante.

Qual è l’impegno più faticoso nel mantenere una carriera professionale e una famiglia?

Gli equilibri non sono facili, le difficoltà famigliari le conosciamo tutti. 

Io e mio marito siamo due perfetti equilibristi che ogni mattina di fronte a un caffè, con le agende incrociate, organizzano la giornata, al minuto. Il suo aiuto è prezioso e fondamentale e l’esserci sempre, anche nella doverosa ripartizione degli impegni rappresenta per me una condizione vitale. 

Noi donne siamo veramente multitasking, pensa che io allattavo e al contempo vendevo senza poter contare su alcuna tutela da parte dello Stato essendo una libera professionista. É una mentalità che ti aiuta a crescere.  

Però se proprio potessi esprimere un sogno per la tua carriera?

Vorrei vestire ogni donna del mondo, la donna giapponese e quella australiana, la donna francese come quella americana conducendo Margherita B a conquistare il mondo. Questa ambizione in realtà non risiede in una 

mera soddisfazione economica ma vuole scommettere sul nostro Paese al fine di elevare quel concetto di Made in Italy denso di valore e altissima qualità.

E per la tua famiglia?

Ho già tutto quello che desidero. 

É già un sogno ogni giorno che vivo. Faccio quasi fatica a dirlo e sono pure superstiziosa. Ho due figli meravigliosi e un marito splendido, sarei una pazza nel desiderare altro. Sono fortunata perché insieme a mio marito ho costruito una famiglia speciale che mi sostiene moltissimo, soprattutto moralmente. Sono consapevole di togliere e di aver tolto un tempo prezioso ai miei figli ma loro mi sostengono e chiudono un occhio anche quando vorrebbero una mamma e non Margherita B. 

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