Paolo Coglio

Giovane imprenditore di successo, Paolo Coglio raccoglie il testimone della quarta generazione di imprenditori dell’azienda Forelli Pietro s.r.l. fondata nel 1925 dall’omonima famiglia. Un’attività  fiorente che opera a livello internazionale. “Oserei dire che siamo uno tra i primi player in Europa nel nostro settore ovvero la raffinazione di leghe con base rame e lingotti” ci racconta Paolo, Amministratore Delegato dell’azienda. Una realtà che lo ha coinvolto sin da ragazzino per il grande impegno che la sua famiglia ha profuso negli anni con l’obiettivo di sviluppare un’attività che rappresenta oggi un motivo di orgoglio per il nostro territorio, dal punto di vista industriale e imprenditoriale. Appassionato e sognatore, seppure molto concreto, ci confida che il suo segreto per affrontare le numerose sfide della vita, personali e lavorative, è iniziare la giornata con un sorriso e la serenità di dare il massimo per raggiungere i propri obiettivi e, perché no, di superarli!

Scrive Paola Rivetta

Tre aggettivi che ti rappresentano…

Mi definirei senza dubbio un “appassionato” perché tengo molto alle cose di cui mi occupo sia in campo lavorativo che personale; in generale tutto ciò che faccio mi coinvolge in prima persona e vi dedico tutte le mie energie. In questo senso posso aggiungere di essere un uomo “concreto” perché tendo a preferire i fatti a troppe parole! 

La mia indole “ottimista” mi porta spesso a sognare di realizzare progetti nuovi e affrontare le sfide che la vita mi riserva… certamente sul lavoro in particolare prende il sopravvento il mio spirito pratico, ma diciamo che cerco sempre di guardare lontano.

Qual è il tuo background, cos’è stato significativo nella tua formazione? 

La mia formazione, al di là degli studi, è stata condizionata da sempre dall’esperienza familiare legata all’azienda che, in qualche modo, è stata al centro della nostra vita. Si tratta di un’attività in cui siamo stati molto presenti, in particolare mia madre che vi ha dedicato gran parte del suo tempo. Lo stesso vale per mio fratello maggiore, che ha dieci anni più di me, che è stato coinvolto subito in azienda e così, sin da quando ero piccolo, sentir parlare di lavoro a tavola era la normalità. I miei genitori e mio fratello discutevano, parlavano della gestione dell’attività di famiglia e quindi posso dire di esserne coinvolto da oltre vent’anni. 

Inoltre, quando è arrivato il mio momento di entrare in azienda, l’ho fatto partendo dalla gavetta e questo mi ha permesso di fare esperienze diverse, conoscere l’attività sotto diversi punti e ritengo che quest’aspetto sia stato estremamente formativo.

Che legame hai con Brescia?

Il mio legame con Brescia è fortissimo… viaggio molto, specie per lavoro, ho avuto modo di visitare diverse parti del mondo, ma devo dire che non vivrei in nessun altro luogo. Penso a Brescia come una città ancora a misura d’uomo e così, anche se certamente ci sono città meravigliose, quando torno qui mi sento davvero a casa. Sono legatissimo alla mia città! Si tratta della città dove siamo radicati come famiglia lavorativamente parlando, Brescia offre molto in termini di potenzialità e l’industria, come altre attività, certo non manca.

Qual è secondo te la principale forma di successo?

Il successo è il raggiungimento o il superamento dei propri obiettivi, non in termini assoluti, ma comunque la volontà di provare a fare sempre qualcosa di nuovo, senza guardare necessariamente al risultato… Nel mio caso dal punto di vista familiare e umano il fatto di aver creato una famiglia felice, essere contento e avere dei figli è una cosa che mi dà grandissima soddisfazione. Lavorativamente parlando cerco di far crescere la mia attività e pormi sempre dei nuovi obiettivi per sentirmi realizzato. Questo per me è motivo di orgoglio e di successo.

Che cosa ti spaventa maggiormente?

Sicuramente l’incertezza che si respira oggi. Quello che mi spaventa un po’ è il futuro incerto. Portare avanti un’attività sta diventando sempre più complicato per una serie di motivi a cui si aggiungono molti altri fattori che non possono essere completamente prevedibili. Mi riferisco ad esempio al fenomeno della globalizzazione che nel nostro settore influisce pesantemente; siamo soggetti a fenomeni che avvengono nelle diverse parti del mondo, ma si riflettono sul nostro lavoro. 

Nonostante tu ti impegni per raggiungere determinati obiettivi, potresti non raggiungerli perché ci sono eventi climatici, sanitari o politici che cambiano gli scenari mondiali da un giorno all’altro!

Qual è l’ingrediente immancabile della tua vita, privata e lavorativa?

Il sorriso, la serenità e il buon umore. Fare qualcosa che ci piace e vivere in un ambiente lavorativo sereno, proprio per i motivi legati all’instabilità di cui abbiamo parlato prima, è fondamentale. La mattina dovremmo alzarci tutti con il piede giusto, un bel sorriso e iniziare la giornata con i migliori propositi. Onestamente senza questi presupposti fatico ad iniziare la mia giornata e vivere bene la mia vita!

Cosa pensi dei giovani d’oggi e quale consiglio daresti loro?

Non so se posso dispensare consigli di vita ai giovani, ma di certo desidero sottolineare l’importanza di seguire i propri sogni e lottare per ciò che pensiamo possa renderci felici. Penso che l’attività lavorativa si rispecchi nella maggior parte dei casi sulla nostra vita privata proprio perché fare “ciò che ci piace”, intraprendere un percorso legato alle proprie passioni, ci permette di stare bene e sentirci realizzati. Per quanto riguarda invece il percorso formativo, oggi decisamente ben sostenuto, penso che i giovani debbano fare delle esperienze all’estero che permettano loro di crescere, imparare e avere uno sguardo sempre più aperto al mondo.

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Davide Schiffer

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