Paolo Streparava. Una presidenza che guarda avanti

Figura centrale nel panorama industriale bresciano, Paolo Streparava ha assunto la presidenza di Confindustria Brescia per il quadriennio 2025–2029 con un mandato che parla chiaro: costruire un’industria più aperta, innovativa, capace di attrarre risorse e generare valore a lungo termine.  Imprenditore nel settore dell’automotive e figura di riferimento nel tessuto produttivo bresciano, assume quest’incarico forte di un’esperienza ben consolidata dopo aver guidato i Giovani Imprenditori e ricoperto – tra gli altri – il ruolo di vicepresidente con delega a Credito, Finanza e Fisco nell’ultimo quadriennio. Streparava raccoglie il testimone da Franco Gussalli Beretta in un momento strategico per il sistema industriale locale e nazionale. Il suo programma ruota attorno a tre parole chiave – apertura, cambiamento, crescita – che definiscono una traiettoria concreta: affrontare con lucidità le sfide energetiche e fiscali, accompagnare le imprese nella trasformazione tecnologica e ambientale, rafforzare la competitività globale del territorio. Un’agenda già in movimento, affidata a una squadra di vicepresidenti selezionata con attenzione, e un’idea forte di impresa come motore sociale oltre che economico. In questa intervista il Presidente di Confindustria Brescia affronta i grandi nodi del presente e del futuro prossimo: l’urgenza di una strategia chiara in tema di energia; la necessità di accompagnare le imprese nella transizione sostenibile senza appesantirle; il ruolo cruciale dell’innovazione, soprattutto per le PMI; le rotte di un’internazionalizzazione che guarda sempre più al Nord America; l’importanza di una rappresentanza che tenga conto delle differenti dimensioni d’impresa, e il senso profondo di un lavoro corale, da realizzare con una squadra coesa e strategicamente strutturata. Con un ultimo accento – non secondario – sul contributo che l’impresa può dare alla crescita culturale e civile del territorio, a partire dal dialogo con i giovani.

La guida di Confindustria Brescia arriva in un momento di profonde trasformazioni per il mondo produttivo. Qual è la visione che caratterizza questo mandato? Ho sentito da subito la necessità di concentrare l’attenzione su una riorganizzazione interna. Parliamo di una struttura associativa importante che deve poter funzionare con efficienza e capacità operativa. Il primo passo è stato dunque quello di mettere mano all’assetto organizzativo: per essere realmente vicini alle imprese, serve un’organizzazione snella, reattiva e orientata all’azione. Ho voluto fondare il mio mandato su tre parole guida: apertura, cambiamento, crescita. L’apertura riguarda il modo in cui intendiamo stare sul territorio, raccogliere istanze, coinvolgere anche chi non si sente rappresentato. Il cambiamento riguarda il metodo: non possiamo più gestire l’associazione con logiche del passato, ma dobbiamo evolvere. Non da ultimo la crescita, non solo economica, ma culturale e valoriale. In questo contesto, la presidenza non è un ruolo individuale, ma un’occasione per costruire una visione insieme a tutta la comunità imprenditoriale.

Tra i nodi centrali, quello dell’energia appare oggi il più strategico. Quali sono le azioni prioritarie per tutelare la competitività delle imprese? L’energia è un punto cruciale e anche molto delicato. Il vero tema è la variabilità e l’asimmetria dei costi: se non agiamo su questo fronte, le nostre imprese rischiano di essere fuori mercato e non possiamo permettercelo. È evidente che la dimensione territoriale non basta, ma servono interlocuzioni sistemiche con il Governo e l’Unione Europea che permettano di pianificare politiche energetiche strutturate, capaci di stabilizzare i costi e favorire un accesso equo alle fonti. Ma attenzione: il problema non è solo il prezzo. Il punto è anche nella chiarezza e nella prevedibilità delle norme. Le imprese non possono operare in un contesto che cambia di settimana in settimana. Sull’energia serve una visione industriale nazionale, altrimenti l’Italia rischia di diventare un terreno poco competitivo. E sul fronte della sostenibilità, come accompagnare realmente le imprese senza introdurre ulteriori vincoli operativi? Su questo tema credo vada fatta una distinzione fondamentale: non è più il tempo delle parole, ma delle scelte e ogni impresa deve essere messa in condizione di scegliere la tecnologia e il percorso più adatto alla propria struttura. La sostenibilità non può essere affrontata con logiche punitive o uniformi. Non possiamo immaginare che tutte le imprese si adeguino allo stesso ritmo o con gli stessi strumenti: dobbiamo lavorare per costruire percorsi flessibili, realistici, che aiutino le imprese ad evolvere davvero, non a barcamenarsi tra adempimenti. Da parte nostra il compito sarà duplice: fare pressione perché il quadro normativo sia ragionevole, ma anche aiutare le imprese con formazione, strumenti e alleanze.

Nel campo dell’innovazione, come si può sostenere una diffusione più concreta, in particolare tra le piccole e medie imprese? La trasformazione digitale è una sfida ancora aperta e se vogliamo che sia davvero diffusa, dobbiamo lavorare sulla cultura, prima ancora che sulla tecnologia. Molte PMI non hanno ancora compreso appieno l’impatto che potrebbe avere l’adozione di strumenti digitali. Il nostro ruolo sarà soprattutto quello di stimolare una maggiore consapevolezza: far capire che l’innovazione non è un lusso, ma una leva competitiva concreta. Dovremo inoltre fornire strumenti pratici e percorsi personalizzati con l’obiettivo di aiutare ogni impresa a trovare la propria strada verso l’innovazione, senza scorciatoie e senza imposizioni.

Internazionalizzazione: quali mercati e settori sono oggi prioritari per le imprese bresciane? La Germania è sempre stata il nostro mercato naturale, ma oggi è in forte affanno., dobbiamo prenderne atto. È necessario aprire lo sguardo e il Nord America rappresenta una delle direttrici più interessanti in termini di export e di opportunità per produrre direttamente in loco. L’internazionalizzazione non è più solo vendita all’estero, ma è anche presidio industriale, apertura di filiere, capacità di adattarsi ai nuovi equilibri geopolitici. In questo senso Brescia ha tutte le caratteristiche per giocare un ruolo da protagonista, ma servono strategie articolate, non improvvisate.

Confindustria Brescia rappresenta realtà molto eterogenee: grandi gruppi, imprese familiari, aziende ad alta innovazione e manifattura tradizionale. Come garantire un’equilibrata rappresentanza di tutte queste anime? La nostra forza è anche la nostra complessità. Rappresentiamo mondi diversi, ma le sfide sono spesso comuni. Una piccola impresa che esporta si trova di fronte alle stesse problematiche di una grande, dal punto di vista normativo e fiscale.  Ciò che cambia è il grado di strutturazione, ma questo non significa che le esigenze siano opposte. Per me, rappresentare tutto il sistema significa mettere in campo ascolto, strumenti differenziati e risposte calibrate. Nessuno deve restare ai margini. L’associazione deve saper parlare a tutti, con autorevolezza e concretezza.

La squadra di vicepresidenti è ampia ed eterogenea. Come lavorerete insieme? Il mio modo di intendere la presidenza è corale.  Non ho voluto solo delegare delle aree, ma costruire una squadra che si senta realmente parte del progetto. Abbiamo fatto due giornate di lavoro outdoor per definire la strategia comune, individuare obiettivi a dodici mesi e a quattro anni, e soprattutto iniziare a scrivere concretamente i progetti da mettere in campo. Ho coinvolto anche i presidenti della Piccola Industria e dei Giovani Imprenditori, perché per me la rappresentanza è unitaria. Lavoreremo in modo continuativo, condividendo scelte e processi, nessuno camminerà da solo: questa è la mia idea di squadra.

L’impresa ha oggi un ruolo cruciale anche sul piano sociale e culturale. In che modo Confindustria Brescia può contribuire alla crescita del territorio anche sotto questo profilo? Oggi l’impresa deve sentire il dovere – ma anche la possibilità – di essere motore di crescita sociale. Non basta produrre ricchezza economica: bisogna generare anche valore civile, contribuire alla costruzione di senso, relazioni e futuro. Confindustria dev’essere presente anche nei luoghi dell’educazione, del confronto, della progettazione culturale. Penso in particolare ai giovani: dobbiamo avvicinarli, ascoltarli, aiutarli a comprendere il valore del lavoro, della responsabilità, del fare impresa. Solo così potremo davvero contribuire a un territorio più coeso, più consapevole, più pronto ad affrontare le sfide che ci attendono.

Total
0
Shares
Previous Article

TREMAUTO Dna racing. La sportività ad alte performance

Next Article

Maria Cristina Orlandini Medicina Estetica: settembre, la bellezza è rinascita

Related Posts
Leggi di più

CINZIA GRASSO

Passione, sincerità e sinergia “Lavoriamo in squadra con pari opportunità perché questo è l’unico modo per essere vincenti…
Processing...
Thank you! Your subscription has been confirmed. You'll hear from us soon.
ErrorHere