Progettista di sogni realizzati. Roberto Spinoni Architetto.


Essere un traduttore di sogni senza rinunciare alla propria forza creativa. L’architetto Spinoni diffonde una visione dell’architettura in cui l’ascolto, la personalizzazione e l’esperienza diventano il vero punto di forza del processo progettuale. La sua identità non si impone, ma accoglie e orienta i desideri del committente filtrandoli attraverso una sensibilità progettuale matura. Così il progetto non è mai un’opera isolata: è il risultato di un percorso condiviso, un dialogo continuo in cui il cliente si ritrova e si riconosce nell’architettura proposta, sentendola propria e profondamente abitabile.

Dove, quando e perchè nasce l’amore per l’Architettura? Il trasporto e la passione verso l’architettura emerse già durante l’infanzia. I miei genitori decisero di trasferirsi a Dello e iniziarono ad edificare quella che sarebbe diventata la nostra casa di famiglia. Quell’esperienza divenne per me sostanziale e fortemente stimolante. Ero molto piccolo ma iniziai a seguire l’opera appassionandomi al lavoro del geometra tutte le volte che si trovava sul nostro cantiere. Quel progetto diventò per me un vero punto di riferimento. Osservavo il geometra confrontarsi con i miei genitori, seguivo la scelta dei materiali, le trasformazioni, il nascere degli spazi. Anche a scuola ero sempre quello incaricato di realizzare i disegni per concorsi e presentazioni. Prima ancora del disegno, però, ho imparato a osservare. Dirottai i miei studi verso quella materia che si palesò come un faro per il mio futuro. Per questo mi laureai in architettura. Molto presto ho capito che gli spazi non sono contenitori, ma elementi che influenzano la vita delle persone.  L’architettura è diventata il mio credo, il modo di interpretare il mondo, di dargli ordine, misura e bellezza. Ogni edificio che scrutavo illuminava dentro di me quello spirito volto al miglioramento, una visione che oggi è diventata parte integrante del mio essere.

Qual è la sua visione oggi? Oggi noi architetti abbiamo molte responsabilità ma la prima risiede proprio nel riuscire a connettersi alla nostra committenza in maniera (unica) viscerale.  É fondamentale per me individuare le loro ambizioni e riuscire a tradurre tutti i loro desideri d’abitare attraverso la mia signature. La mia visione completa mi consente di assorbire le loro esigenze e tradurle in architettura. Ciò che al meglio mi caratterizza sta nella forza di creare armonia, bilanciando proporzioni, visioni spaziali, materiali, colori, luce e contesto, creando un’unione perfetta tra l’edificio, l’ambiente circostante e le esigenze umane.  Credo che progettare significhi creare anche una condizione di comfort sia a livello visivo che funzionale, sostengo che la casa perfetta debba fondere la funzione con la bellezza stilistica, il rapporto tra i pieni ed i vuoti che esaltano l’architettura di luci ed ombre.

Si è sempre definito “Architetto Libero” poichè è lei stesso a scegliere i progetti a cui dedicarsi.  Quanto è fondamentale oggi la connessione e la sintonia con la sua committenza? La libertà creativa non è solitudine: è responsabilità.  La sintonia con la committenza è fondamentale.  Senza un dialogo autentico, il progetto resta un esercizio formale. Con la giusta connessione, invece, diventa un percorso condiviso, dove la fiducia permette alla visione di emergere. Oggi il mio lavoro non si traduce in uno standardizzato esercizio di stile, non esistono pertanto codici modulari.  Il mio cliente diventa la “voce narrante” di un’esigenza particolare ed io attraverso maturità, esperienza e personalità traduco questo desiderio nella mia architettura.  É da quelle stesse esigenze, dalla lettura completa del luogo, definita dal contesto, che riesco poi a eleggere le caratteristiche performanti della nuova struttura.  L’esito di tutta questa indagine si deve trasformare in orgoglio. Una profonda soddisfazione emotiva connessa al controllo del proprio spazio.  Un cliente è orgoglioso della sua nuova dimora solo quando questa riflette la sua identità e lo stile del progettista diventano riconoscimento. In fondo la casa è lo specchio di noi stessi. L’esigenza del cliente è la matrice; la mia creatività è il metodo per darle forma.

Cosa guida ogni sua scelta? Lavorare su fabbricati esistenti ti conduce inevitabilmente a sfidare ogni limite poichè devi letteralmente costruire una nuova anima all’interno del fabbricato.  Amo progettare osservando ogni fattore, uno su tutti il contesto e il luogo che ospita ogni riqualificazione.  Ogni fabbricato ha un suo modo, proprio e unico, di risiedere nel luogo che lo accoglie.  Ogni sua caratteristica, anche a livello strutturale, deve essere rispettata.  Un particolare intervento, in una cascina che abbiamo recentemente riqualificato ha proprio onorato questo aspetto. Abbiamo pertanto deciso di conservare inalterate le caratteristiche strutturali e i volumi mantenendo quelle caratteristiche fortemente identitarie, recuperando proprio la sua indole e senza cancellare la sua storia.  Abbiamo deciso di non intervenire sui volumi preservando l’unicità del luogo, conservando tutte le sue porte, una differente dall’altra e valorizzando proprio questo aspetto, tra sformandolo da criticità a punto di forza.

A quali fattori attribuisce priorità durante lo sviluppo di un progetto? Ogni progetto è un sistema complesso. La priorità risiede nel trovare l’armonia della sua anima.  La luce naturale è sempre il primo generatore degli spazi. Poi arrivano i materiali, le proporzioni, la relazione con il contesto. Quando entri in un ambiente e ti senti subito bene, non è solo questione di bellezza: è la proporzione degli elementi, la cura degli accosta menti e visione degli ambienti. Analizzo e comprendo come l’edificio si possa posizionare all’interno di un lotto, raccolgo tutte le visioni che possano ispirare ogni prospettiva. Attribuisco valore alle virtù della dimora enfatizzandole.  Molto spesso un bellissimo outdoor necessita di dialogare con l’interno o al contrario un contesto caotico mi guida nel “chiudere” l’edificio. Diciamo che il nostro compito è quello di sfruttare le varie situazioni a vantaggio di bellezza e funzionalità. La bellezza non è decorazione: è conseguenza di un pensiero chiaro. La mia vision è creare ambienti innovativi che azzerano il tempo. Ci sono progetti degli anni ‘30 che oggi vengono presi come riferimento: tetti piani, grandi vetrate, proporzioni pure. La mia architettura non cerca l’effetto, ma la profondità del pensiero.  È fatta di luce, materia, volumi che avvolgono gli ambienti di chi li abita. Interni ed esterni che rappresentano le giuste proporzioni.

Come deve affrontare oggi un professionista il tema del “costruire nel costruito”? È una responsabilità culturale.  Intervenire nel costruito significa dialogare con ciò che esiste, comprenderne il valore e trasformarlo senza cancellarlo. Non si tratta di imitare, ma di integrare: aggiungere un nuovo capitolo a una storia già iniziata. Il fabbricato è sempre dominante, di conseguenza siamo tenuti ad analizzare il contesto, ad attenerci ai vincoli normativi, che spesso rappresentano delle vere criticità e a intervenire il più possibile per donare valore.  La natura così come l’arte e l’osservazione ispira profondamente le mie scelte soprattutto dal punto di vista cromatico. La caratteristica delle mie opere risiede spesso in quel tipo di indagine, priva di esagerazioni, punti di rottura, una valutazione armonica e coerente, in cui l’utilizzo dei materiali non diviene un esercizio forzato ma espressione di equilibrio. L’architettura senza tempo in questo caso risponde ai vincoli del contesto e mira a una “durabilità” sia funzionale che estetica, in grado di arricchire la vita di chi la abita nel lungo periodo. É un’architettura che nasce per durare. Spesso “rientro” nei miei vecchi progetti per ritrovare proprio questo aspetto che definisco nodale. Parliamo di architetture che non inseguono la novità ma l’autenticità, l’equilibrio e l’emozione attraverso un linguaggio che rispetta l’uomo e l’ambiente. Progettare una casa unica oggi significa riuscire a cogliere l’identità di chi la abita tramite la propria architettura. Il valore unico nasce dall’incontro tra tre elementi: la personalità del cliente, la memoria del luogo, la visione del progettista. Quando si progetta, entrano in gioco sentimenti, scelte tecniche, intuizioni: un intreccio che genera un’opera irripetibile, rendendo ogni dimora con un carattere che va scoperto, non inventato.

Esiste un Maestro o qualcosa che oggi la ispira particolarmente? Non ho un Maestro unico. Mi ispira chi riesce a coniugare rigore, poesia e libertà progettuale. La sensualità delle forme e la capacità di unire tecnica e immaginazione sono un richiamo potente. Ho molti interessi connessi alla mia professione. L’arte, la natura, persino le scenografie di molti film. Anche la moda oggi influisce positivamente sulle mie scelte, l’accostamento di inedite cromie ispira l’abbinamento di materiali e mi permette di evolvere anche sotto il punto di vista stilistico così come la musica che rappresenta la colonna sonora di ogni mio progetto.

Esiste invece un’espressione, un dettaglio, uno stile ben preciso che possa rappresentarla al meglio? Per quanto mi riguarda la qualità di un progetto si misura applicando pulizia formale, chiarezza degli spazi, uso calibrato e attento dei colori, dei materiali naturali e, soprattutto, l’utilizzo di diversi elementi materici, anche innovativi, per rendere un progetto iconico. In realtà è proprio questo rapporto con materiali e volumi a raccontare il mio credo. Quando penso ad un progetto lo faccio in maniera totalitaria, indago sul dialogo tra indoor e outdoor e su ogni piccolo ma grande dettaglio a tutti gli elementi non ultimi il battiscopa alle maniglie, elementi che caratterizzano un’opera donandogli grande completezza e espressività.

Qual è stato invece il progetto più sfidante ella sua carriera? Per quanto mi riguarda ogni intervento è una sfida per tenere insieme esigenze diverse di tipo tecnico, normativo, estetico e personale.  I progetti più difficili sono quelli che ti portano ad un nuovo studio per trovare soluzioni creative che non avevi ancora immaginato. Non ultima difendere l’identità progettuale in un mercato che tende alla standardizzazione.

A cosa guarda con interesse in Italia o all’estero? In Italia abbiamo una storia straordinaria che ci permette di raccontarci in una maniera fortemente connotativa rispetto agli altri, interviene l’abilità di sapere utilizzare i materiali e la grande fortuna di potersi affidare a maestranze esperte e sapienti.  Osservando la scena internazionale invece colgo l’opportunità straordinaria di potersi imporre a livello stilistico e sperimentale. Laddove non esiste storia e conservazione si apre uno scenario ricco di libertà d’espressione, un continuo esercizio di stile estremamente creativo svincolato da criticità e limiti. L’architettura migliore nasce quando queste due dimensioni si incontrano.

Esiste un progetto in grado di affermare più di ogni altro il suo signature? È nei progetti in cui emergono i miei temi ricorrenti: equilibrio, luce, colore, ritmi, proporzione, uso dei materiali e il loro dialogo. Una lastra di marmo non è mai uguale a un’altra, così come un asse di legno, entrambi hanno un’unicità della materia che va esaltata. Quando progetto, porto con me tutto ciò che sono: i miei interessi, la fotografia, il cinema, le scenografie, la moda, e soprattutto lo studio delle creazioni della natura, i fiori, le pietre, le geometrie spontanee del paesaggio. E sì, anche la musica: spesso diventa una vera fonte d’ispirazione, un ritmo che orienta il pensiero e apre nuove possibilità. La mia firma è lì, nella capacità di far parlare gli elementi che uniscono mondi diversi.

Il sogno mai realizzato invece? Ho sempre desiderato raccontarmi con maggior libertà espressiva. Un progetto in cui poter lavorare senza compromessi sviluppando un’architettura essenziale, quasi silenziosa, che rispetti e dialoghi con la natura lasciando spazio alla contemplazione. Penso che il sogno sia proprio quello… un nuovo progetto.

Spinoni Architettura Piazzale Arnaldo, 8 – Brescia – Tel. 030 9719044 – Cell. 338 7829358 www.spinoniarchitettura.com

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