Trentasette anni e una lunga carriera alle spalle, come ciclista dapprima, come massoterapista ai mondiali poi e oggi in prima fila tra i promettenti talenti dell’Hyrox, la competizione globale di fitness indoor che combina 8 km di corsa con 8 diversi esercizi funzionali. Una passione che diviene la perfetta interprete del suo infinito amore per lo sport, erede di una consapevolezza, più che rara, che pone al centro di ogni vittoria il grandissimo potere della mente, l’elemento trainante che ha forgiato da sempre solo grandi campioni.

Cosa ha rappresentato lo sport nella tua vita? Pratico sport da quando avevo sette anni inizialmente grazie all’amore per il ciclismo disciplina che ho praticato a livello agonistico nelle categorie giovanili sino all’elite.Una passione viscerale ma consapevole, la stessa che ha dettato le sorti del mio futuro e che mi ha posto dinnanzi ad una dura scelta: l’abbandono della disciplina e l’inizio di una carriera come massoterapista massaggiando grandi campioni e partecipando a due olimpiadi e diciotto mondiali. Ho trascorso ben nove anni in nazionale avendo appunto la fortuna e il privilegio di seguire grandi campioni come Elia Viviani partecipando a due olimpiadi e vincendone una.L’Hyrox si è rivelato una grandissima scoperta, arrivata in modo inaspettato, semplicemente chiacchierando con un’amica d’infanzia che durante un evento, Rimini Welness, per la prima volta si avvicinò a questa nuova disciplina.Questa circostanza ha senza dubbio cambiato le carte in tavola proiettandomi su nuovi obiettivi. Ecco che grazie ad una solida base in endurance maturata attraverso il ciclismo sono passato ad uno sport che include senza dubbio la capacità di sostenere uno sforzo fisico prolungato ma abbinato alla forza e alla funzionalità, caratteristiche dell’Hyrox.
Quali sono stati i momenti più significativi della sua vita? Sarebbe banale parlare delle vittorie. Penso invece che i momenti sostanziali che hanno disegnato il mio percorso si siano nutriti esclusivamente di quello che amo definire la “costruzione di una vittoria”. Parlo dei sacrifici, della volontà, dell’ambizione e dei grandi sforzi di chi, in quei momenti, mi è stato vicino. A livello sportivo, uno dei momenti significativi che ha inevitabilmente lasciato un segno più che tangibile, anche dal punto di vista della mia professionalità, è stato l’oro mondiale di Elia Viviani nella Corsa a Eliminazione ai Campionati del Mondo di ciclismo su pista di Saint-Quentin-en-Yvelines nel 2022. Viverla con lui e per lui è stato straordinario.
Tuo padre, Mino Denti, grandissimo ciclista italiano, campione del mondo nel 1965 nella specialità cronometro a squadre come ha influito sul tuo percorso? Inizialmente in modo negativo. Ha sempre cercato di tenermi distante dal ciclismo probabilmente per la paura che potessi rivivere alcuni momenti traumatici che hanno segnato la sua stessa vita in passato, come il grave infortunio durante una tappa del Giro d’Italia. La sua presenza comunque c’è sempre stata sia a livello sportivo che caratteriale ma senza mai entrare in quel calderone della competitività che spesso travolge molte famiglie connesse al mondo dell’agonismo. Ho sempre cercato di ascoltare unicamente me stesso, seguendo un mio percorso, al di fuori da certe dinamiche e senza mai innescare emulazioni o rivalità.

Dallo sport alla carriera come massofisioterapista, che anni sono stati? Scendere dalla bici è stata una scelta consapevole e matura. Mi sono ritirato dal mondo del ciclismo da giovane iniziando il mio percorso professionale di massoterapista seguendo grandi atleti, i miei ex avversari in gara. Non nego di aver provato quella “gelosia” sana nei loro confronti. Spesso mi allenavo insieme a loro sentendomi in pieno conflitto con me stesso con il rammarico di non partecipare più alle gare da atleta ma come tecnico. Osservavo dunque i mondiali non da atleta ma da massoterapista. Gli anni hanno via via spento questa amarezza proiettandomi in modo fisiologico verso nuovi orizzonti e per i risultati ottenuti rendendomene fiero. Oggi, a tanti anni di distanza, sono orgoglioso delle scelte fatte, valutazioni che nonostante il ritiro prematuro dall’agonismo mi hanno permesso di vincere sulla professione occupando ruoli, un esempio è stata la nazionale, molto, molto importanti.
Sei stato lo storico massaggiatore di Elia Viviani cosa ricordi di quel periodo? Elia è ed è stato un grandissimo atleta. La sua testa è stata senza dubbio l’artefice delle sue vittorie. Massaggiandolo e connettendomi a lui ho capito che sono forza, determinazione e ambizione a renderti un campione olimpico. Ho osservato con grande ammirazione come lui stesso interpretava ogni suo singolo giorno, anche quello più banale dedicato al defaticamento. Viviani era sempre sul pezzo e riservava grandissima concentrazione anche ai più piccoli dettagli. I tanti anni insieme a lui si sono rivelati un grandissimo insegnamento. Pensa che durante il mondiale del 2012 a Melbourne nonostante una microfrattura al bacino, provocata da una caduta, ha resistito continuando imperterrito a gareggiare. Un evento che mi ha segnato profondamente e che sfortunatamente ho provato anche io quest’anno poco prima dei Campionati mondiali di Chicago, congiuntura che mi ha negato la partecipazione. Una frattura da stress dovuta al troppo carico in allenamento. A meno di un mese dal mondiale questo incidente di percorso ha infranto un sogno. Nonostante questo, ho comunque deciso, con il gruppo di atleti che seguo e alleno, di allenarmi ugualmente non solo per una spinta personale ma anche per incoraggiare questi ragazzi e insegnare a loro, come Viviani fece con me, che pur osservando i limiti la testa può arrivare molto oltre.

E poi l’Hyrox, parlaci di questa disciplina e come ti sei avvicinato? L’Hyrox è una competizione che combina 8 km dicorsa a 8 esercizi funzionali differenti che possono essere la spinta e tirata della slitta, il vogatore, il trasporto di pesi, gli affondi con sacco di sabbia e il lancio della palla contro il muro, per citarne alcuni. Una disciplina che abbina una buona dose di forza alla resistenza, una parte funzionale che include una coordinazione fisica e una buona base aerobica. Il ciclismo nell’approcciarmi a questa disciplina mi ha aiutato molto. É grazie ad una cara amica d’infanzia che scoprì per la prima volta l’Hyrox. Da quel momento, incuriosito, decisi di partecipare a distanza di soli 8 mesi alla mia gara. Dopo un solo mese iniziai a girare l’Europa partecipando a numerose competizioni e innescando quella che è ancora oggi una fortissima passione.
Oggi nella disciplina sei tra i migliori d’Italia tanto da aggiudicarti la partecipazione ai Campionati mondiali di Chicago. Quali tappe hai dovuto affrontare per emergere in questa disciplina e quali sono stati gli intoppi per Chicago? Uno dei limiti più pesanti da affrontare è costituito dal peso.Gestire, moderare e bilanciare il peso è davvero complicato. É necessario trovare un equilibrio perfetto poichè se un peso moderato può avvantaggiarti durante la corsa negli esercizi di forza può rivelarsi un grande ostacolo. Attraverso nutrizione, preparazione sulla pesistica modulando i carichi di allenamento, da 72 kg passai a 84 kg, cercando di colmare ogni difficoltà sulla resistenza. L’infortunio al perone di questa primavera, eccessivamente caricato, ha inciso pesantemente sulla mia preparazione e mi costrinse a ritirarmi dai Campionati Mondiali di Chicago. Oggi, rimodulando il peso e rientrando negli 80 kg credo di aver raggiunto l’equilibrio perfetto. Oggi sia fisicamente che mentalmente sto decisamente meglio e tornerò in gara con la mia compagna, che pratica la stessa disciplina, a Stoccarda il primo di novembre per poi fare tappa a Verona con l’obiettivo di qualificarmi nuovamente ai mondiali.
Quale sarebbe stato il sogno nel cassetto? Il ciclismo è stata una felice parentesi della mia vita e il ritiro avvenuto in maniera coscienziosa nel pieno rispetto dei miei limiti non ha influito negativamente sulla mia vita. L’Hyrox, una disciplina nettamente differente, nelle tappe e nei tempi, mi ha permesso di classificarmi tra i venti migliori al mondo. Il sogno è quello di qualificarmi al mondiale nel singolo mentre nel doppio di classificarmi tra i primi quindici al mondo.