Quasi a casa, un film di Carolina Pavone  protagonista Maria Chiara Arrighini

Attrice rivelazione al Festival di Venezia, la giovane bresciana Maria Chiara Arrighini, è la protagonista dell’opera prima di Carolina Pavone “Quasi a casa” presentata in apertura delle Notti Veneziane. Maria Chiara interpreta i panni di Caterina, un’aspirante musicista un pò insicura che, alla ricerca della sua identità, incontrerà lungo il cammino Mia, cantante di successo e suo idolo, rappresentata dall’attrice e cantante francese Lou Doillon, già figlia d’arte. Una pellicola emozionante, divertente e più che mai attuale che condurrà lo spettatore a ripercorrere il proprio cammino e chiedersi: hai seguito i tuoi sogni o ti sei accontentato? 

Intervista a Maria Chiara Arrighini

Bresciana di nascita, studi a Brescia. Cosa ti ha portato a Roma?Io ho sempre vissuto a Brescia. Mi sono diplomata al Liceo scientifico Calini e al termine degli studi, seppur non avessi ben chiaro cosa fare, decisi di provare Medicina; mio padre medico mi ha certamente trasmesso la sua passione per le scienze! Non passai il test e così decisi di trasferirmi a Pavia per seguire Scienze Biologiche, ma a distanza di sei mesi qualcosa non andava, mi sentivo infelice. A quel punto devo ringraziare mia madre che seppe leggere nel mio cuore… Durante la scuola avevo frequentato dei corsi di teatro con grande motivazione e così lei mi suggerì di provare a seguire quella strada. Studiai a Milano con un preparatore, feci alcuni test di accesso e mi presero a Roma, all’Accademia Silvio D’amico, dove iniziai la mia nuova avventura. 

Recitazione, una passione di lunga data? Diciamo dal Liceo… Il laboratorio che seguii era molto serio, professionale; ricordo che c’era un regista che veniva da fuori e, un pomeriggio a settimana, affrontavamo vere e proprie lezioni di teatro, dei training in preparazione allo spettacolo che avremmo messo in scena a fine anno. Furono cinque anni che vissi con grande serietà ed altrettanta gioia. Eravamo un bel gruppo, tutti entusiasti di quello che facevamo e forse nacque proprio lì il mio amore per questo lavoro, il desiderio di condividerlo con persone che si mettono in discussione, studiano e lavorano insieme. 

Cinema, quando arriva la grande occasione?Durante gli studi conobbi il mio agente, mi chiese di collaborare, e iniziai ad affrontare i miei primi provini. Le Agenzie ti propongono vari casting finché un giorno arriva quello giusto, o almeno nel mio caso è andata così. L’incontro con Carolina è stato certamente fortunato, anzi, lo definirei persino incredibile. Compresi immediatamente che si trattava di una persona speciale e in effetti fu così. Dopo cinque provini ebbi il ruolo, feci la mia prima vera esperienza cinematografica ed ora eccoci qui!

Qual è stata la tua reazione quando ti hanno chiamato… “il ruolo è tuo!”.  Succede davvero così?Una situazione assurda! Ero a Bologna per un lavoro teatrale e mi chiamò Carolina, lei direttamente: “vuoi essere la protagonista del mio film?” E io le risposi immediatamente di sì. Sorride. Ero sorpresissima… non siamo più abituati a ricevere dei sì, anzi, ci motiviamo a comprendere dei no, magari ripetendoci che ci fortificheranno, ci aiuteranno a rimetterci in discussione. E dopo il “sì” mi chiesi: adesso cosa dovrò fare?

Com’è stato trovarsi su un set cinematografico così importante? Molto bello, bellissimo, emozionante! Io generalmente lo vivo da spettatrice,  una spettatrice parecchio assidua a dire il vero. Aver avuto l’opportunità di vedere come nasce un film, e di farne parte, mi ha reso ancor più dipendente dal cinema.

“Quasi a casa”, mi dai qualche anticipazione?Senza spoilerare troppo… il film racconta di una ragazza, Caterina, che vuole diventare una musicista. Si trova in quella fase della vita, tra la giovinezza e l’età adulta, in cui deve fare un primo passo nel mondo professionale ed è terrorizzata, ma allo stesso tempo sa ciò che vuole. Inizialmente non si sente abbastanza e dove cercare le risposte? In una persona che vede già arrivata, il suo idolo, Mia, che per un incontro fortunato riuscirà a conoscere.

In questa storia Maria Chiara diventa Caterina. Come entri in un personaggio con tutti i punti di contatto, ma anche le diversità che lo caratterizzano?Caterina è una ragazza come me, in alcuni casi ho sentito delle affinità col suo modo di essere, ma allo stesso tempo ho dovuto cercare dentro di me nuovi aspetti che io stessa non conoscevo. In un certo senso è stata una scoperta, una sorta di crescita insieme al personaggio. In questo percorso sono stata aiutata da Carolina che ha scritto il testo, e da Coca Puma, la compositrice delle musiche del film, che mi ha dato la voce a livello musicale. Per il resto Caterina di me prende il mio corpo, le mie espressioni e il mio modo di reagire alle cose. In questo momento, ora che ho terminato, mi riguardo e vedo che c’è una fusione di Caterina e Maria Chiara, ma anche qualcosa che non mi appartiene più e lascio alle persone che guardano il film.

Il rapporto con il cast?A dire il vero ho ricevuto un grande supporto da parte di tutti. In particolare Lou Doillon che è stata la mia compagna di viaggio; un incontro fondamentale per me, con una professionista generosa e sempre pronta all’ascolto. Sono stata circondata da persone straordinarie, professionisti che mi hanno fatta sentire libera e soprattutto a casa.

Quali le difficoltà maggiori che hai incontrato? Credo soprattutto verso me stessa… è stato molto difficile distogliere lo sguardo da me, concedermi di lasciarmi andare senza paura, senza pregiudizi e fidarmi. In fondo penso che una piccola parte di Caterina esista in ognuno di noi, giovane o adulto che sia.

Potendo, avresti fatto qualcosa in maniera diversa?Assolutamente! Sorride. Ci ho pensato più volte. A Venezia, quando ho incontrato Lou Doillon, mi ha vista un pò spaventata, mentre lei ha una grande esperienza ed è abituata a vivere queste situazioni. Ci siamo abbracciate forte. Mi ha guardata e mi ha fatto sorridere: “É fatto! Adesso devi solo essere felice!”. Aveva ragione.

Il Red Carpet di Venezia, un’emozione unica? Molto emozionante, davvero molto emozionante! In realtà direi piuttosto sorprendente: molte cose mi hanno sorpreso, mentre altre mi hanno fatto comprendere quanto ci sia ancora da scoprire!

Cinema italiano, si e no. Perché sostenere il cinema italiano?Io penso che il cinema italiano sia qualcosa da proteggere. Sicuramente c’è da studiare, bisogna non sentirsi mai abbastanza, non averne mai abbastanza e provare ad andarci più a fondo. É fondamentale avere fiducia, credere che gli ostacoli possano essere superati. Io sostengo il cinema italiano ovviamente, lo voglio sostenere, però credo sia fondamentale continuare a cercare, evolvere.

Prima visione di “Quasi a casa” a Brescia, nelle bellissime sale del Cinema Moretto. Come ti sembra presentarlo nella tua città?Sono emozionatissima, molto orgogliosa, credo che potrei commuovermi perché sono a casa, nel posto dove sono cresciuta… e non pensavo di arrivarci certo con un film! Sono felice anche che Carolina sia qui con me, non aveva mai visto Brescia prima.

Un’ultima battuta sui giovani che vogliono intraprendere questa carriera… hai qualche consiglio?Ammetto che è durissima, a volte è talmente dura da sentirsi scoraggiati. Oggi noi giovani siamo sottoposti a sfide gigantesche, ma quello che mi sento di dire è che dobbiamo stare insieme, uniti alle persone che scegliamo e in cui crediamo. Dobbiamo andare avanti senza paura, fidandoci dell’abbraccio delle persone che ci amano.

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