Sara Zucchini. Il mio vero quiet luxury: l’alta qualità non urlata per sentirsi viste e non misurate

Non ha mai deviato la sua traiettoria, nemmeno quando i tempi potevano incoraggiarla. Sara Zucchini con “Via Fratelli Lombardi 1” ha sempre dimostrato coerenza, caparbietà e tanta, tantissima tenacia, perseguendo quel credo che, se alcuni anni fa poteva davvero ritenersi quasi onirico, oggi diviene caposaldo di un sistema moda totalmente consacrato alla qualità. Quel “quiet luxury” che elegge ogni donna determinata, consapevole del suo acquisto, una donna che non necessita di conferme esterne per sentirsi unica, una donna che ha saputo emanciparsi attraverso il buon gusto e affermare la sua espressione in netta contrapposizione con l’ostentazione.

Scrive Annalisa Boni

Moda come imperativo. Il sogno di ogni bambina.  Come ti sei avvicinata a questo settore? Nacque tutto da una frustrazione personale.  Tutte le voltre che entravo in una boutique per fare shopping non riuscivo mai a trovare qualcosa che davvero mi potesse rappresentare. Parlo di qualità reale, capi che potessero interpretare una storia, avere un senso nel mio guardaroba, con prezzi ridimensionati ma soprattutto etichette che non riportassero il solito made in Cina o in Bangladesh. L’Italia stessa, con la sua fisiologica appartenenza alla moda, si è dimostrata ispirante per poter dare vita ad un progetto unico, un luogo dove si potessero raccontare storie e non solo prodotti, una boutique capace di valorizzare attraverso artigiani e una filiera unica il grande potere del made in Italy. Ho desiderato che lo shopping con “Via Fratelli Lombardi 1” diventasse un’esperienza consapevole e non compulsiva. Oggi le mie vetrine ospitano tutte quelle eccellenze italiane che rendono iconica la moda nel mondo. Non mi ha mai interessato che questi artigiani fossero “famosi” mi interessava che fossero unicamente bravi. Ho aperto la mia prima boutique nel centro di Brescia esattemente dieci mesi prima dell’arrivo del Covid affrontando come tutti un periodo storico molto complesso. Un frangente che rappresentò una palestra di vita fondamentale in cui lavori sette giorni su sette mettendoci il massimo dell’impegno e attendi con grande pazienza i primi successi. É stato proprio consegnando i nostri capi in Versilia che riconobbi in questo territorio un altro nuovo potenziale. L’apertura della nuova boutique a Forte dei Marmi rappresentò un ulteriore slancio ricco di imprudenza e un po’ di incoscienza.  Iniziai a confrontarmi con una nuova clientela, cosmopolita, evoluta che sin da subito riuscì a cogliere la vera essenza di “Via Fratelli Lombardi 1” poichè oggi noi rappresentiamo davvero il quiet luxury, quella qualità eccellente poca urlata. Il segreto del successo di “Via Fratelli Lombardi 1” sicuramente va a ricercarsi anche nel rapporto che amiamo instaurare con le nostre clienti. Spesso noi addette alla vendita o commesse, siamo un po’ considerate come delle “comparse” in questo settore, come se avessimo un ruolo di serie B. Nessuno comprende e riconosce quanto si può celare dietro ad una vendita assistita, quella che ogni giorno avviene nelle nostre boutique. Le clienti vengono quotidianamente accompagnate nella loro esperienza d’acquisto ma soprattutto ascoltate.  É un rapporto che richiede intelligenza ma anche strategia. Siamo tenute a comprendere cosa desidera veramente la cliente, cosa potrebbe farla innamorare. Stiamo inoltre attraversando un momento storico inconsueto in cui il nostro pubblico non solo si dimostra particolarmente evoluto ma non ha più bisogno di nulla.  Individuare una necessità.  Questo è il nostro obiettivo. Mi sono sempre domandata dove e come la donna impegnata, autonoma, serena dal punto di vista finanziario fosse disposta a spendere i suoi soldi.  Sicuramente elegge la qualità.  Abbiamo deciso di porre al centro del nostro credo una determinata filiera, quella consacrata all’eccellenza, una qualità che possa esprimersi attraverso i nostri valori aziendali e che possa presentarsi alla vendita ad un prezzo giusto, sostenibile e non folle. Credo che oggi il grande errore del sistema moda sia stato quello di mettere al centro i direttori creativi e proiettare il focus unicamente su quello. Al centro della moda ci devono essere sempre le persone. Anche nell’acquisto, nelle boutique, è necessario trasformare un momento comune in un’esperienza. Instaurare delle relazioni è fondamentale. Abbiamo un date base composto da oltre seimila e cinquecento clienti, una banca dati per noi fondamentale.  Amiamo ascoltarle e comprendere tanti aspetti della loro vita poichè più riusciamo a raccogliere informazioni più possiamo consigliarle e orientarle verso scelte consapevoli, intuendo per prime, di cosa davvero si possono innamorare. 

Qual è stata la vision che ha sostenuto il tuo grande progetto? Creare uno spazio dove la moda tornasse ad avere una propria anima. Un luogo in cui la qualità fosse un valore reale e non uno slogan urlato. Dove le scelte delle donne venissero guidate dalla coerenza e dall’autenticità dei capi. 

Un concetto di moda, il tuo, con Via Fratelli Lombardi 1, fortemente identitario. Laddove la riconoscibilità di un brand si fonde sull’altissima qualità e su un incorruttibile made in Italy in cui spesso, nelle svariate interviste, ti sei posta come autentica paladina. Oggi la moda sta finalmente tornando alla sua essenza? Credo proprio di sì, anche se non in maniera immediata.  La moda per anni ha urlato loghi ed eccessi mentre oggi sta piano piano reimparando a parlare sottovoce. Tanti brand hanno deciso di fare scelte etiche, tornando a produrre in Italia, ripercorrendo l’essenza della materia, affiliandosi alla filiera corta, poiché il made in Italy non ha bisogno di essere spiegato ma di essere raccontato.La moda italiana è un investimento per definizione rispetto a produzioni che vengono dirottate oltreoceano, proprio per dirlo in modo “gentile”.  Produrre in Italia è molto costoso ma il nostro concetto di moda, quello che proponiamo da “Via Fratelli Lombardi 1”, non ammette “sconti”, nemmeno scorciatoie,  è molto riconoscibile e lo percepisci dal valore, dalla qualità incorruttibile protratta anche nel tempo. 

Donna al centro. Personalizzazione.  Amore per l’esclusivo, per un lusso non urlato. Che tipo di donna hai sempre desiderato vestire? Ho sempre desiderato vestire la donna consapevole e libera. Le mie clienti appartengono davvero a due generazioni diverse tracciando un range che oscilla dai diciotto ai sessantacinque anni. Hanno esigenze diverse ma caratteristiche in comune.  Sono donne che non hanno bisogno di conferme esterne, scelgono per loro stesse, amano la qualità che si riconosce nel loro stile e che ha un valore nel tempo. Parlo di donne che amano sentirsi rappresentate dal proprio look e non travestite. Ecco che il nostro lavoro è quello di valorizzarle non di sovrastarle. 

In una recente intervista hai interpretato un grande focus, il cambiamento profondo nei comportamenti d’acquisto. “Le clienti vogliono capire se un capo le rappresenta davvero”. Come sei giunta a questa consapevolezza e quanto è cambiato nell’ultimo decennio? Sono giunta a questa consapevolezza attraverso due gesti fondamentali: osservando e ascoltando.  Soprattutto negli ultimi anni è cambiata profondamente l’attitudine, oggi le donne non vengono più lusingate da acquisti compulsivi ma eleggono scelte identitarie. Desiderano conoscere la storia del capo e sapere cosa stanno indossando.  Non vogliamo incoraggiarle all’acquisto ma desideriamo cogliere il loro bisogno attraverso un rapporto onesto e autentico. Oggi all’interno dei negozi manca una cosa fondamentale: il dialogo. Un dialogo profondo che possa creare memoria, relazione e rispetto. La cliente oggi necessariamente deve vivere l’acquisto come un momento di confronto più che una mera transazione. Non abbiamo bisogno dell’effetto speciale ma che le nostre donne si sentano vive. Lavorare bene non vuol dire vendere tanto e di più ma fare meglio, ascoltare, selezionare e togliere i superfluo.

Se invece ti parlo di lusso? Oggi dove troviamo il vero lusso? Spesso hai raccontato il tuo concetto di quiet luxury… Oggi nel 2026 il vero lusso indiscusso è il tempo. Il tempo da dedicarsi per entrare in una boutique e sentirsi viste e non misurate. Oggi il vero lusso è selezionare un capo che resta, che accompagna, perché il vero quiet luxury è silenzioso, è profondissimo, vive nei dettagli, nelle esperienze e nei momenti. Nei nostri armadi esistono quei pezzi speciali che spesso amiamo associare ad un ricordo. Abiti con i quali ci siamo sentite delle dive, delle donne bellissime. Ecco, è quello lo scopo del nostro lavoro. Il vero lusso non ha bisogno di loghi, di alzare la voce, il vero lusso è fatto di coerenza, autenticità e assertività, pilastri di ciò che definiscono un vero lusso, sussurrato, lontano dalla frenesia ma soprattutto dall’ostentazione.

Quali sono invece gli obiettivi che ti proiettano verso il futuro? Il futuro è ambizioso. Desidero continuare a perseguire questa vision rivolta alla “profondità” proprio per distinguermi. Voglio perfezionare l’esperienza del cliente all’interno delle boutique per creare momenti sempre più personalizzati perchè il futuro per noi non è avere di più ma scegliere meglio. I progetti futuri mi condurranno a poter vivere esperienze simili anche in altre città ma per ora è ancora tutto… working progress.

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