In un tempo in cui la sicurezza non può più essere interpretata solo come controllo del territorio, ma richiede ascolto, collaborazione e capacità di leggere le trasformazioni della società, il ruolo delle istituzioni assume un valore ancora più strategico. È in questa prospettiva che si inserisce la visione del Questore della Provincia di Brescia, Paolo Sartori, protagonista di un percorso professionale che unisce esperienza internazionale, profonda conoscenza delle dinamiche territoriali e una concezione moderna della sicurezza pubblica.Nel corso della sua carriera, Sartori ha maturato competenze in contesti amministrativi e operativi diversi, in Italia e all’estero, sviluppando uno sguardo ampio sui temi della sicurezza, del contrasto alla criminalità organizzata ed al terrorismo internazionale. Un’esperienza che lo ha portato a consolidare una convinzione precisa: la sicurezza non può essere affidata esclusivamente agli strumenti di controllo, ma deve fondarsi su un rapporto costante tra istituzioni, cittadini e realtà sociali del territorio.La provincia di Brescia rappresenta, in questo senso, un osservatorio privilegiato. Un territorio tra i più dinamici del Paese dal punto di vista economico e produttivo, aperto alle relazioni internazionali e caratterizzato da una comunità profondamente radicata nei valori democratici e nella partecipazione civica. Un contesto complesso che richiede capacità di analisi, coordinamento tra le istituzioni e un dialogo continuo con il tessuto sociale ed economico.In questo scenario il ruolo del Questore si configura non solo come guida operativa delle forze di Polizia, nel garantire l’ordine e la sicurezza pubblica ma anche come punto di riferimento tra amministrazioni locali, associazioni, mondo produttivo e istituzioni educative. L’obiettivo è rafforzare un modello di sicurezza sempre più orientato alla prevenzione, alla presenza dello Stato sul territorio e alla partecipazione responsabile della comunità.Un tema particolarmente attuale anche alla luce del 174° anniversario della Fondazione della Polizia di Stato, che quest’anno sarà celebrato il 10 aprile nella cornice del Castello di Desenzano del Garda. Un momento istituzionale di valore simbolico, ma anche un’occasione per raccontare ai cittadini il lavoro quotidiano delle donne e degli uomini della Polizia e rafforzare quel legame di fiducia tra istituzioni e comunità che rappresenta uno dei pilastri della sicurezza democratica.

Qual è stata la sua prima impressione arrivando a Brescia? Brescia è una comunità molto ricca dal punto di vista civile e sociale, con una concentrazione molto elevata di valori etici e di espressioni solidaristiche. È una realtà in cui le persone sono abituate a mantenere un alto tenore di vita e, giustamente, pretendono dalle autorità di pubblica sicurezza e dalle istituzioni deputate di poter garantire sicurezza e tranquillità nella convivenza civile. Chiedono di poter mantenere questo modo di vivere, questo stile di vita. Nelle mie precedenti esperienze ho ricoperto l’incarico di Questore in province con caratteristiche simili, come Mantova, Vicenza e Bolzano. Si tratta di territori che presentano un elevatissimo livello di civiltà e di rispetto per i valori democratici e per la convivenza civile. Il rovescio della medaglia è che, proprio per questo, il lavoro quotidiano richiede un impegno ancora maggiore; una comunità che ha standard così elevati si aspetta giustamente che anche le istituzioni siano all’altezza di queste aspettative.
Brescia è una provincia complessa e articolata. Quanto conta la sua esperienza internazionale in questo contesto? Sicuramente il contesto imprenditoriale bresciano, oltre a quello civile e comunitario, è fortemente proiettato verso l’estero. Da questo punto di vista il confronto con le mie esperienze precedenti mi ha aiutato molto. Ho trascorso circa diciotto anni della mia carriera all’estero e questo mi ha consentito di confrontarmi con diversi contesti e modalità operative differenti. Diciamo che ho cercato di cogliere il meglio di quello che ho visto in giro per il mondo e di farne tesoro, senza inventare nulla: semplicemente ho cercato di utilizzare quell’esperienza per interagire meglio con una realtà come quella bresciana, che presenta, come detto poc’anzi, diffuse proiezioni transnazionali.
Come si sviluppa la collaborazione con le altre istituzioni del territorio? I rapporti interistituzionali sono assolutamente ottimi; il livello di collaborazione è molto elevato e questo aiuta il lavoro di tutti. Il confronto è quotidiano e continuo per quanto riguarda gli organi deputati a mantenere l’ordine e la sicurezza pubblica. Ci incontriamo sistematicamente nel Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, dove tutte le problematiche vengono discusse e analizzate. In quella sede si adottano linee guida che il Questore traduce poi in attività operative attraverso le proprie Ordinanze, che comportano il coordinamento di tutte le forze di Polizia. Questo metodo di lavoro consente di affrontare le criticità in modo condiviso e mettere in campo strategie efficaci.
Se dovesse fare oggi una fotografia della sicurezza a Brescia? Così come accade in molte altre province italiane, esiste una certa contraddizione tra i dati reali della criminalità e la percezione della sicurezza da parte dei cittadini. I dati ci dicono che negli ultimi dieci anni vi è stato un calo significativo dei fenomeni criminali, soprattutto per quanto riguarda i reati predatori, tuttavia questo non sempre corrisponde alla percezione dei cittadini. Non è una mia opinione personale: sono dinamiche analizzate da studi complessi di sociologia criminale. Tra le cause c’è sicuramente l’invecchiamento della popolazione: con l’aumentare dell’età aumentano anche le paure e la percezione del rischio, di pari passo con la paura del cambiamento. Un altro fattore è rappresentato dalla diffusione dei social network e dei nuovi sistemi di comunicazione, che spesso amplificano determinati episodi in maniera indiscriminata, senza alcun riscontro nella realtà dei fatti. Può accadere, ad esempio, che un singolo fatto venga “twittato” più volte e che sembri moltiplicarsi, generando una percezione di insicurezza maggiore rispetto alla realtà.

Ci sono fenomeni che destano particolare attenzione? Sì, ci sono alcune tipologie di reato che registrano un andamento diverso rispetto alla tendenza generale. La prima riguarda i maltrattamenti in famiglia e le violenze di genere. In questi casi abbiamo registrato un aumento delle denunce e delle richieste di ammonimento al Questore. L’ammonimento è una misura di prevenzione che può essere applicata nei confronti di chi commette atti persecutori o violenze domestiche. È vero che i numeri sono aumentati, ma questo è anche il segnale di una maggiore consapevolezza da parte delle vittime, soprattutto delle donne, che oggi denunciano più frequentemente situazioni che in passato rimanevano spesso all’interno delle mura domestiche. Un altro fenomeno che osserviamo con attenzione riguarda l’aumento della violenza nelle reazioni che seguono ad alcuni reati; in passato chi veniva sorpreso a rubare in un negozio spesso si limitava ad arrendersi, mentre oggi capita più frequentemente che reagisca con aggressività, talvolta utilizzando coltelli ovvero armi improprie.
La sicurezza è un lavoro di squadra. Lei parla spesso di sicurezza partecipata, cosa significa concretamente? La sicurezza partecipata non è un concetto astratto. Significa che la sicurezza è il risultato della collaborazione tra istituzioni e comunità. La partecipazione dei cittadini è molto importante: segnalare tempestivamente situazioni sospette, collaborare con iniziative come il controllo di vicinato, denunciare i reati subiti. Le segnalazioni dei cittadini ci consentono anche di utilizzare sistemi di analisi e geolocalizzazione per individuare le aree dove si concentrano determinate problematiche e predisporre interventi mirati.
Quali strumenti avete a disposizione per favorire questa collaborazione? Uno strumento molto utile è l’applicazione YouPol, l’App ufficiale della Polizia di Stato. Attraverso questa applicazione i cittadini possono segnalare episodi di reato o situazioni sospette anche in forma anonima. Se l’utente decide di registrarsi, la segnalazione viene geolocalizzata e arriva direttamente alla sala operativa della Questura competente, che può inviare immediatamente una pattuglia sul posto. È possibile anche inviare immagini o video. Si tratta di uno strumento molto utile che invitiamo tutti ad utilizzare.
Un altro tema riguarda i giovani e la devianza giovanile… Io tendo a escludere che vi sia una vera recrudescenza della devianza giovanile. In passato esistevano episodi simili, ma spesso rimanevano circoscritti e non venivano amplificati da immagini o filmati diffusi sui social network. Oggi, in alcuni casi, vengono addirittura organizzati proprio per essere ripresi e condivisi. Quando la Polizia interviene significa spesso che altri livelli della società – la famiglia, la scuola, i centri di aggregazione giovanile – non sono riusciti a intercettare in tempo ed in maniera efficace determinate situazioni ed è per questo motivo che la prevenzione è fondamentale.
In che modo lavorate sulla prevenzione? Siamo presenti nelle scuole e nei contesti educativi. Interveniamo con incontri dedicati ai temi della legalità, del rispetto delle regole, dei rischi legati al consumo di sostanze stupefacenti, alla guida in stato di ebbrezza, al bullismo e al cyberbullismo. Crediamo molto in questo tipo di attività perché i ragazzi di oggi saranno gli adulti di domani!
Il prossimo 10 aprile si celebrerà il 174° anniversario della Fondazione della Polizia di Stato, sarà un momento importante di apertura verso la comunità… Quest’anno la cerimonia si svolgerà al Castello di Desenzano del Garda, e verrà allestito un “villaggio” della Polizia di Stato nella piazza principale della città, con l’esposizione dei nostri mezzi e dei nostri reparti. Sarà un’occasione per mostrare ai cittadini il lavoro che svolgiamo quotidianamente e per rafforzare il rapporto di fiducia con la comunità. Ci tengo a dire inoltre che il Questore, così come il Prefetto, è autorità provinciale di pubblica sicurezza e interagisce quotidianamente, per gli aspetti di propria competenza, con tutti i Sindaci della provincia, che rappresentano l’autorità locale di pubblica sicurezza e che, in tale funzione, fanno riferimento per materie diverse al Prefetto e al Questore. Questa interazione è molto importante perché sono loro ad avere il polso di ciò che accade nei loro comuni e a farci presente le istanze specifiche di un territorio. Non dobbiamo mai dimenticare che la sicurezza è un bene comune e può essere garantita solo attraverso la collaborazione di tutti.