SILVIA COMINCIOLI Un sogno che “Vale” una vita! 

L’hanno sempre considerata “fuori dal comune” probabilmente perchè quello stereotipo che lega noi donne al mondo dei motori non è ancora diventato un castello di sabbia. Silvia Comincioli è un “caterpillar” nel mondo delle due ruote, una motocilista professionista che ha saputo imporsi con le sue forze battendosi per rincorrere un grande sogno, lo stesso che oggi, con grande soddisfazione, difende arruolando una tenacia indescrivibile. Una vera mamma spericolata che ha deciso di mettere al centro della sua vita il motociclismo abbattendo quel muro di pregiudizi e luoghi comuni che trincerano certe passioni di noi donne dimostrando quella fermezza e quella costanza indispensabile per salire su qualsiasi podio, quello dello sport ma anche quello della vita.

Quando e come è iniziata questa passione per le due ruote?Fin da piccola ho sempre condiviso con mio padre la passione per le due ruote. Partecipavo con lui ai raduni del Vespa Club appassionandomi a questo mondo. A quattordici anni presi subito il patentino per guidare il motorino, complice la passione per le moto e la velocità ma al diciottesimo anno di età l’acquisto di una moto e il passaggio ad una cilindrata più importante venne subito negato dai miei genitori. Non si trattatava unicamente di angoscia o apprensione nel sapermi sfrecciare per le vie di Manerbio attribuisco la loro opposizione più ad una certa diffidenza legata alla formalità e a quell’allure convenzionale di “femmina” che avrei dovuto dimostrare magari con altri strumenti, non di certo in sella ad una moto.Diciamo che in quel periodo sono stata schiava di tutti quegli stereotipi che ancora oggi dividono le donne dal mondo dei motori.Finalmente a ventun’anni, in seguito ad un trasferimento a Milano per motivi lavorativi, acquistai la mia prima moto, una Cagiva Mito 125, naturalmente a loro insaputa.  La piccola cilindrata e l’aspetto un po’ “scassato” della mia moto, acquistata con i risparmi, mi faceva ben desiderare tuttavia quelle scampagnate a bordo di potenti 600 insieme agli amici di una vita decisi quindi di prendere finamente la patente per poi approcciarmi con maggior determinazione ad una cavalleria più importante. Il resto è stato solo una scalata di entusiasmo: prima la patente, poi i tanti corsi e infine la pista. L’assaporare il vero e più autentico mood delle due ruote, quello pistaiolo, mi ha letteralmente sedotta. Da quel momento ho letteralmente sconvolto il mio futuro dedicandomi anche come professionista a questo magico mondo. Passai alle cilindrate più piccole per effettuare tutti gli step in maniera corretta. Iniziai con le 12” iniziando a sognare il mio primo campionato. 

Quali sono stati i momenti più significativi della tua carriera?Sicuramente i miei due incidenti, due momenti importantissimi che hanno profondamente segnato il mio percorso. Il primo è avvenuto proprio agli esordi quando ancora indossavo il giubbino giallo del rodaggio. Venni letteralmente investita in pista da un ragazzo, una collisione che causò la rottura del terzo e del quarto metacarpo. Un incidente che fece cadere le premesse soprattutto di chi mi stava vicino, la mia famiglia, preoccupatissima per il mio futuro corsaiolo. Poi arrivò il Covid, la gravidanza e un nuovo incidente che invece determinò la rottura del radio. Ammetto che sono stati due momenti di gran sconforto ma non ho mai pensato nemmeno per un secondo di arrendermi, ho tolto il gesso e sono risalita in sella con lo stesso entusiasmo e la determinazione di sempre. Durante la convalescenza pur di non rimanere ferma mi allenavo nei kartodromi a bassa velocità. É difficile spiegare cosa significhi per un motociclista stare lontani da una pista, è un’attrazione talmente potente che riesce ad annebbiare persino il dolore.Essere un motociclista penso sia soprattutto questo: accogliere nella vita il mondo delle due ruote oscurando tutte le possibili conseguenze. Quando sei in pista non ci pensi nemmeno, nella tua mente scorre adrenalina e brama di assaporare l’asfalto ad alta velocità. Questo per me è vita. Anche tre settimane fa, ad esempio, ho avuto un piccolo infortunio al mignolo della mano, ma ho comunque girato imperterrita per tutto il week-end.Non puoi farne a meno.

Come riesci a conciliare il tuo ruolo di mamma con la tua carriera da professionista?Da quando sono diventata mamma di Viola non ho mai, nemmeno lontanamente, pensato di fermarmi. A soli venticinque giorni dal parto sono risalita in sella per partecipare a dei serali qui a Castrezzato. Allattavo la bambina durante i turni di gara. Ogni tanto penso alla pericolosità di questo sport e al fatto che fare la mamma non sempre può essere conciliante ma non posso trincerare le mie passioni dietro a comuni paure, devo viverle perchè è proprio quello che mi sento di fare e il campionato è il mio obiettivo. 

Cosa pensi durante quella frazione di secondi che precedono il via durante una gara in griglia di partenza? A mollare la frizione al più presto e partire. Non penso ad altro. 

Adrenalina o prudenza? Libertà o concentrazione? Come si affronta una gara?Penso a dosare adrenalina e concentrazione soprattutto durante gli ultimi quattro giri, il momento dove ti assale la stanchezza. In quel frangente, quando sono consapevole di spingere troppo, inizio a respirare e ricerco la concentrazione. Nel rilassarmi e, completamente impegnata sulla respirazione, mi passano i dolori e riesco a portare al termine la mia gara al meglio. In gara non considero nulla fuorchè il mio ruolo in quel determinato momento. Non penso all’ufficio, alla mia vita privata, quel tempo è totalmente dedicato alla gara e al lavoro che sto affrontando insieme alla mia moto. Mi estraneo semplicemente dal mondo e combatto con me stessa per raggiungere l’obiettivo che mi sono imposta.

Come fai a conciliare vita lavorativa con il campionato?Fortunatamente sono titolare insieme al mio compagno della CS Racing Gear l’azienda che abbiamo creato insieme e che si occupa di abbigliamento personalizzato per motocislimo, tute, coprimoto, tappeti e molto altro. Questo mi permette di organizzare al meglio i miei impegni e grazie all’aiuto del mio compagno e della mia famiglia riesco sempre a incastrare tutto. É un lavoro estremamente flessibile che mi permette con sollievo e tranquillità di dedicarmi alle trasferte e agli allenamenti.

A livello piscologico cosa significa affrontare una gara?É abbastanza pesante proprio perchè affronto ogni competizione con grande emotività.Luca che è sempre con me, nei paddock e sulla griglia di partenza sa come tranquillizzarmi dosando le parole giuste al momento giusto, c’è molta psicologia e tattica in lui.Il momento più importante sono quei dieci minuti che attendiamo in griglia prima di una partenza. In quel frangente ho bisogno di distrarmi il più possibile perchè l’ansia potrebbe prendere il sopravvento, ecco che l’entusiasmo delle persone che hai accanto diviene rigenerante per poter gestire quell’inquietudine. Avere chi ami sempre accanto a te è un gran privilegio.

C’è sempre stato uno spreco di sentenze sulle donne in questo mondo, spesso e troppo relegate ad un gradino inferiore rispetto agli uomini. In cosa secondo te, noi donne possiamo essere superiori rispetto agli uomini?Le donne perseguono l’obiettivo lavorandoci con estrema tenacia. L’uomo dimostra forse meno perseveranza. Le ragazze del CIV e dell’Europeo sono davvero forti, rappresentano la categoria egregiamente e possono competere a testa alta con l’altro sesso. Anche io, nel mio piccolo, so dare del filo da torcere ai 1000. L’ambiente del campionato femminile è inoltre “sano”, siamo tutte avversarie ma nei paddock la sera condividiamo consigli e sappiamo sostenerci a vicenda. Letizia Marchetti, pluri-Campionessa italiana, Consigliere Federale e Membro della Commissione Femminile FMI ci segue nei week end di gara supportando ogni nostro dubbio tecnico e incertezza. Siamo tutte schierate sulla griglia di partenza per vincere, è logico, ma non ci “scanniamo” per una vittoria o per accaparrarci milioni di euro. Corriamo in pista con grande consapevolezza e competenza e vige tra di noi un rispetto importante, prima di tutto perchè stiamo facendo uno sport pericoloso ed è quindi necessario creare un “terreno” sicuro di cui ci si possa fidare. 

Quest’anno gareggi con il Team Motoxracing come sta andando e qual è il tuo obiettivo?Sta andando bene e mi sto divertendo moltissimo. Considerando che questo è il mio primo campionato sto raggiungendo gli obiettivi comunicati durante la presentazione del team a Roma e questo per me è motivo di grande soddisfazione. Il team è pazzesco, lavora molto bene e mi sento sempre molto sicura. É il primo anno che vengo inoltre seguita da un telemetrista e mi sta aiutando moltissimo per correggere il mio stile. Con lui faccio una vera e attenta analisi, è un lavoro fondamentale ed è l’unico a condurti ad un’evoluzione. Ho un grande vantaggio quello di ricordarmi tutto e amo riuscire a perfezionarmi mettendo in pratica ogni correzione. Ascoltare è fondamentale per un pilota.

Cosa ti ha insegnato questo sport?Mi ha insegnato a credere di più in me stessa. La determinazione è importante è l’unica a guidarti verso il raggiungimento degli obiettivi. É uno sport di grande sacrificio e da mamma posso dirti che se non avessi avuto una famiglia come valido supporto probabilmente non ce l’avrei mai fatta. I nonni e il mio compagno sono presenze fondamentali.

Ci sono ancora stereotipi legati al genere nel motociclismo?Sì ci sono. Una ragazza che va in moto è ancora considerata fuori dal comune e comunque poco idonea. Crollano i pregiudizi solo quando ci vedono guidare in pista.Il maschio alfa è comunque sempre fissato e continua a reputarci inadeguate. In pista come in strada pretendono sempre di dimostrarsi superiori e detestano stare dietro di noi. Ormai è un dato di fatto, probabilmente non riusciranno mai ad “accoglierci” con entusiasmo e con rispetto. Donne e motori è ancora uno stereotipo difficile da abbattere. 

Come vivi la dimensione del motociclismo al di fuori di una pista?Io vivo di questo. É il mio mondo, lo vivo 365 giorni all’anno. Rappresenta parte della mia vita lavorativa e mi coinvolge totalmente.Siamo comunque una famiglia e dedichiamo moltissimo tempo a nostra figlia Viola che spesso portiamo alle gare.  Tra poco, ad esempio, andremo tutti insieme a Brno nella Repubblica Ceca.Quello che desidero trasmetterle non ha nulla a che vedere con la mia passione per i motori ma pretendo che capisca cosa significhi lavorare duro per perseguire i propri sogni.Voglio stimolarla in questo. 

Hai avuto un maestro o un idolo?Mi sono tatuata il Quarantasei perchè Valentino Rossi è il mio idolo indiscusso. Non ho avuto maestri ho sostenuto tanti corsi cercando sempre di migliorarmi da sola. 

Quale sarebbe stato il tuo piano B?Non c’è mai stato. Questo è il mio piano. Ho fatto tanti lavori nella mia vita e solo dopo la nascita di Viola ho capito che questa sarebbe stata la mia sola e unica strada. Il rischio c’è ed è alto ma non voglio vivere la vita di qualcun’altra pentendomi di scelte sbagliate, non voglio relegarmi dietro ad una scrivania priva di stimoli, ho voluto rischiare ed oggi sto lavorando con tutta la grinta che possiedo per difendere e sostenere i miei sogni. Vivo per questo, per Viola, per Luca e la mia famiglia. Questo è il motore della vita.

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