Stefano Scozzese: da una consolle al Madison Square Garden eternamente innamorato dei nuovi inizi

Chi è Stefano Scozzese? È una domanda da un milione di dollari.  Conosco Stefano Scozzese da troppi anni, un numero che non vorrei trascrivere in quanto significativo rivelatore d’età. Scoz mi ha fatta ballare durante le notti indimenticabili di un “Garda” davvero dorato. Stefano Scozzese riesce sempre a stupirmi attraverso la sua personale signature, unica, non unicamente giustificata dai grandi nomi dello star system che rappresenta. Stefano è il marito di una delle donne speciali della mia vita, la Ross. Ma Scoz è soprattutto quell’uomo che in ogni ambito della vita meriterebbe di essere clonato. Perché ognuno di noi, ciascuno inseguendo obiettivi diversi, meriterebbe accanto uno “Scozzese” nella vita!

INTRO

Intro… non ne faccio mai, ma questa è speciale. Varcare lo studio di Stefano Scozzese è come partecipare ai Grammy.

Ti ritrovi a fare i conti con una lunghissima parete color antracite, laddove Scoz posa con i grandi, ma i più grandi, del globo: Andrea Bocelli, il Maestro, colui che ha assunto un ruolo fondamentale e straordinario nella sua vita. Lionel Richie con il

quale ha seguito un meraviglioso progetto alle Terme di Caracalla parlando della magica notte dell’85, quella di “We Are the World”. E poi Ralph Lauren, Nicolas Cage, Steve Wozniak, il fondatore della Apple e suo socio, e infine Quincy Jones, il produttore di Michael Jackson che ci ha appena lasciati, l’incontro magico della sua vita. Sharon Stone, Pierce Brosnan, Nile Rodgers, Steven Tyler, Placido Domingo, Renato Zero, Renzo Rosso, la Ross e Alexandra la bambina haitiana adottata tanti anni fa. Una vita di incontri, anche fortunati, di un successo sempre taciuto e vissuto in maniera silenziosa. 

Troppo umile Scoz dai!!!!

Mi ritrovo qui provando le stesse sensazioni di quando, appena diciottenne, Mister Stefano Scozzese saliva in consolle, il Sesto vibrava e noi eravamo accecate da una musica memorabile e dalla folta chioma di uno dei grandi DJ di quell’era che non tornerà più.

INTERVISTA A STEFANO SCOZZESE

Che adolescente è stato Stefano Scozzese?  Non ho nessuna storia drammatica da raccontare ma il sapore di un affetto e un’infanzia felice, abbracciato dal calore della famiglia del “Mulino Bianco”. Ringrazierò per sempre i miei genitori per la modalità in cui mi hanno educato, perché non mi hanno mai detto “fallo… siamo con te”, ma “provaci… dipende da te” e quando ci riuscivo mi dicevano “bravo… siamo fieri di te”. Mi hanno insegnato che il valore delle cose è direttamente proporzionale alla fatica per conquistarle durante il percorso. Infinitamente grato per questo. Da genitori apprensivi hanno cercato di dissuadermi da quasi tutte le mie scelte adolescenziali, ma non hanno mai cercato di cambiare quelle mia follia ambiziosa, la stessa che mi avrebbe poco dopo incoraggiato a sfondare le barriere. Da ex promessa del basket entrai a soli quindici anni in connessione con il mondo della musica lavorando da professionista nei club. Un bambino dietro ad una consolle. Quello fu il mio primo lavoro, che mi tatuò nell’anima un concetto poi rivelatosi il motore della mia vita: essere pagato per fare ciò che amavo. Sono consapevole di non possedere un talento particolare ma sono pervaso dall’ossessione nelle passioni, un fenomeno psicopatologico che ti permette di lavorare venticinque ore al giorno senza accorgertene.

I tuoi genitori avevano altre aspettative?  Ovvio, il laureato. È stato difficile spiegare a mia mamma cosa potesse significare fare il DJ, soprattutto in un piccolo paese come Schio, dove sono nato, dove l’unico locale aperto durante la notte era il bancomat 🙂 Cos’è la musica? Ossessione. È stata la mia grande fissazione, sono quasi convinto che sia stata lei a scegliere me senza chiedermi il permesso. Fare musica però significa anche diventare responsabile del divertimento di chi ti segue. Ecco perché per me la vita da DJ si è rivelata anche una grandissima responsabilità. In consolle dovevo dare il massimo per il mio pubblico. “Fare il DJ” mi ha educato all’ascolto profondo e all’osservazione attenta di chi avevo davanti. Una lezione preziosa che oggi riconosco come la base di ogni forma di comunicazione autentica. Inseguire quella botta adrenalinica che ti trasmette il pubblico quando sali in consolle, è quel feedback immediato che ti seduce, un po’ quello che provano i cantanti quando puntano il microfono verso il pubblico per farli cantare.Quell’adrenalina e tutto il consenso che ti trasmette il pubblico diventa una meravigliosa dipendenza. Sono inoltre debitore nei confronti della musica poiché essa ti insegna ad ascoltare, è un training che inneschi continuamente e ti serve tantissimo nella vita. D’altronde allenarsi all’ascolto piuttosto che alla parola ti concede molte più armi a tua disposizione. E poi una canzone è più “carica” di un album di fotografie, esistono pezzi che ti riportano ad un limpido ricordo della vita facendo riemergere sentimenti. È memorabile la musica. Se la musica poi ti sceglie non potrai davvero più farne a meno. Ancora oggi ci sono dentro!

In un recente TEDx hai parlato lungamente della tua vita e dell’ambizione di voler lasciare il segno… a 14 anni volevi dimostrare ai tuoi genitori che l’idea di fare il DJ era quella giusta… cos’è successo dopo? A quattordici anni mi sentivo il prescelto. Questa sensazione stupenda mi permise di abbattere le famose barriere, volare a Los Angeles a soli 18 anni, senza parlare una parola di inglese e iniziare a fare il DJ e produrre musica oltre-oceano. Ecco che questa bellissima incoscienza mi portò a centrare la produzione di un disco che avrebbe cambiato la mia vita, ma che si trasformò nella prima grande delusione della vita, un contratto capestro firmato inconsapevolmente che invece di permettermi di acquistare la casa dei sogni ai miei genitori mi ricondusse forzatamente a Schio per iniziare il servizio militare e polverizzare i miei di sogni. Quella sconfitta mi condusse a non riuscire più a respingere i “te l’avevo detto”. Sapevo che quell’onda, quella grande opportunità che accade una sola volta nella vita, non si sarebbe più presentata. Ero consapevole che avrei dovuto cambiare vita.

La grande decisione… cercare una nuova identità. Quando hai capito che la creatività sarebbe diventata poi la tua strada? Travolto dallo sconforto e consapevole che ormai non avrei più cavalcato l’onda della vita, divorziai temporaneamente dalla musica. Iniziai a studiare marketing e poco dopo aprii un’azienda innovativa nel campo del turismo con l’ambizione di poter vivere in vacanza. Il successo arrivò, non lo nego, e in quel preciso istante conobbi Rossana, l’onda perfetta che rivoluzionò la mia vita. Poco dopo però una nuova amarissima delusione si impossessò della mia serenità facendo crollare anche quel nuovo business e Rossana si ritrovò a raccogliere i pezzi di una vita andata veramente in frantumi.Rimase sempre al mio fianco mentre attraversavo anni bui particolarmente pesanti, densi di rinunce e abnegazione.La fine degli anni Novanta si rivelò però illuminante.Fu allora che lessi una frase in un autogrill, diventata poi il mio mantra: “Per avere qualcosa che non hai mai avuto, devi fare qualcosa che non hai mai fatto.”» Capii realmente che la creatività sarebbe diventata la mia strada grazie all’avvento di internet. Erano gli anni 2000 e i primi siti internet iniziarono a diffondere quel nuovo linguaggio digitale che se oggi viene percepito come normalità, ieri rappresentava un’avanguardia pura e ancora poco abusata.Da autodidatta, ossessionato, mi impossessai degli strumenti corretti e iniziai ad immergermi nel nuovo mondo costruendo per gli amici di sempre, Mauro Ferrucci e Tommy Vee, i primi siti internet.

Cosa successe poi? In realtà da perfetto pioniere in questa era digitale iniziai a produrre siti senza nemmeno sapere come si facesse un sito. I mezzi di confronto erano ben pochi e mi ispirai a tutto quello che il mondo della musica mi aveva insegnato. Il sito per me doveva emozionare come una canzone. La grande occasione di svolta, se vogliamo chiamarla “onda”, arrivò senza annunciarsi proprio durante una festa a Bassano del Grappa. Era il party per i primi quarant’anni della Diesel, evento nel quale chiaramente mi infiltrai. Lì conobbi il general manager del Pelican Hotel di Miami Beach, l’ultima genialata di Renzo Rosso, location ambitissima e pubblicata su tutte le riviste più autorevoli del mondo. Con sfacciataggine e una spudorata dose di coraggio mi permisi di criticare l’attuale sito internet giudicandolo poco identitario rispetto al valore della struttura, considerata allora una delle location più glamour della Magic City, peraltro la preferita dello star system internazionale. Fu così che mi lanciarono la sfida, ovvero rifare il sito internet del Pelican in cambio di un soggiorno a Miami di un mese e mezzo. Senza un soldo ma carico di entusiasmo accettai, mi trasferii a Miami e finalmente riuscii a ritrovare l’adrenalina che solo la consolle mi aveva, fino a quel momento, promesso. Lavoravo divertendomi e in quel momento percepì che quella e solo quella sarebbe diventata la mia strada. Alla fine quel sito vinse numerosi premi e mantenni quell’accordo per ben 18 anni.

L’incontro con Andrea Bocelli? L’incontro con Andrea Bocelli ha rappresentato l’ennesima onda che arriva senza annunci clamorosi. I vari lavori eseguiti negli ultimi anni tra cui i siti per gli amici DJ e quello del Pelican, attirarono l’attenzione dello staff di Andrea Bocelli. Mi mandarono una mail proponendomi di partecipare ad una gara per la realizzazione del nuovo sito dell’artista. Mail alla quale non risposi nemmeno, credendola una spam o un surreale scherzo di cattivo gusto.Dopo un mese e mezzo mi ricontattarono richiedendo la mia partecipazione. Non riuscii a digerire con lucidità quella proposta, poiché ormai appesantito dai fallimenti che graffiarono la mia vita ero vittima del “troppo bello per essere vero”. Sai, a volte non è faticoso cogliere la grande opportunità, ma riconoscerla. Credi sempre che possa essere trainata da cinque cavalli bianchi e che si possa presentare attraverso un clamore cinematografico quando invece, nella vita, dopo tanti anni, mi sono accorto che le vere opportunità sono mascherate da circostanze banalissime, anche solo da un caffè con la persona giusta. Ti aspetti di riconoscere il treno che passa quasi in modo chiassoso mentre tante chance non sempre si presentano in abito da sera. Ecco che io dapprima snobbai quell’onda proprio per sfuggire da un’eventuale delusione. La sfida era veramente ambiziosa.  La Universal Music da una parte, con le sue due agenzie strutturate in maniera perfetta con sede a Londra e New York ed io, scelto dal management dall’artista, dall’altra, a loro insaputa senza alcuna azienda o staff alle spalle. Era l’inizio dell’estate, io e la Ross volevamo andare in vacanza ma i soldi erano ben pochi. Non avendo la più pallida idea di come partecipare ad una gara, decisi di tentare ma al contempo di sorprenderli poiché quella era l’unica arma che avrebbe potuto fare la differenza. Scelsi di stupirli e in soli dieci giorni presentai loro il sito completo invece di limitarmi all’esecuzione del solo concept come da loro richiesta. In quel frangente creai più indirizzi email e mi spacciai per Cinzia dell’amministrazione, per il project manager Giuseppe, inventando un team fasullo quando in realtà dall’altra parte c’ero solo io che nella mia stanza a Desenzano progettavo il sito per l’artista più amato di sempre. Il sito vinse la gara, ma alla stipula del contratto, quando dovetti rilevare la mia identità di freelance privo di una struttura alle spalle, tutto venne annullato. Dopo pochi giorni venni contattato da Andrea Bocelli che, contrariato dall’accaduto perché non meritocratico, espresse il piacere almeno di conoscermi. Trascorsi una delle giornate più incredibili della mia vita, un pomeriggio indimenticabile.

Chi è Andrea Bocelli? Andrea è “anche un bravo cantante” e solo se lo conosci profondamente arrivi a questa conclusione. Lui non vede il primo strato delle persone ma penetra in tutti gli altri. Andrea non lo puoi ingannare, è un uomo che non si sofferma all’introduzione ma va all’essenza, quel binario sul quale appoggia ogni sua decisione. Andrea Bocelli decise che quel sito avrei dovuto firmarlo io. Per Andrea, il mio entusiasmo e la mia attitudine avrebbero potuto superare qualsiasi struttura aziendale e pagò di tasca sua pur di avere accanto Stefano Scozzese, andando oltre la policy imposta dalla Universal che si faceva carico di tutti i costi riguardanti la promozione dei propri artisti. Non firmai quindi un contratto con la Universal, ma con Andrea Bocelli e tutt’ora, dopo ventuno anni, lavoriamo ancora insieme. Sarò sempre grato ad Andrea per aver visto con la sua anima chi ero veramente.

Tu per lui oggi di cosa ti occupi? Dal 2004 sono il suo direttore creativo digital. Ma quel progetto dei primi anni 2000 mi permise di vincere gli “Italian Web Awards” e di cavalcare la vera onda che mi consentì di collaborare con le grandi star e brand del globo: Laura Pausini, Lionel Richie, Armani, Disney, Samsung, solo per citarne alcune.

Qual è il segreto di questo successo? Prima di tutto bisogna aver chiaro qual è il vero successo e non inseguire quello che gli altri hanno stabilito sia il successo. Non sono innamorato degli obiettivi, penso che gli obiettivi siano sopravvalutati. Io adoro gli inizi. Sono un collezionista di inizi, quella fase che naturalmente ti sfama di adrenalina ed entusiasmo. Se ci pensi, ogni inizio è semplicemente unico, non è ancora inquinato dai compromessi, dall’invidia, dal giudizio stesso, è libero, è incondizionato. Gli inizi sono autentica passione. Anche nella vita privata, insieme a mia moglie Ross, viviamo sempre di inizi e perduriamo nel farlo. Noi non siamo cresciuti insieme, noi siamo cambiati insieme e questo è il segreto anche del nostro rapporto.

C’è un progetto che rappresenta maggiormente il tuo io? Sì, Giorgio Armani. Lavorare per Giorgio Armani è come per un atleta vincere le Olimpiadi. Armani non è un brand, è un aggettivo… “come sei Armani”. Quando raggiungi quel livello, sei solo un’icona. Venni chiamato per realizzare il sito internet di “Frames of Life”, la sua linea eyewear personale. Un progetto a cui lui teneva particolarmente. In quel momento tutto lo staff marketing di Armani era impegnato per l’apertura del Silos di via Tortona. Venni praticamente minacciato dall’allora responsabile marketing che per mancanza di tempo dovette darmi carta bianca con la promessa che se avessi fallito non avrei più trovato un solo cliente in quel settore. Il tema? “La bellezza è negli occhi di chi guarda”. In un certo senso fu lo stesso Andrea Bocelli ad ispirarmi con la sua sensibilità. L’immaginazione spesso è più bella deIla realtà. Immagazzinare la bellezza chiudendo gli occhi è il gesto più naturale e autentico. È solo quando chiudiamo gli occhi che possiamo immergerci nella bellezza memorabile. Pensa che chiudiamo gli occhi circa 16.000 volte al giorno. Da questa vision, e grazie ai primi sistemi di riconoscimento facciale che ritrovai in un’azienda olandese — poiché era solo il 2015 — creai il primo sito web al mondo che si navigava senza l’utilizzo del mouse o della tastiera ma solo ed esclusivamente aprendo e chiudendo gli occhi. Grazie a quell’illuminazione e a quel concept così profondo e ricco di significato vinsi molti premi internazionali. Un sito assolutamente esperienziale, molto differente da quelli di oggi, che lasciò un segno indelebile anche nella mia reputazione professionale. Ecco, quel progetto ha interpretato il mio percorso, la mia spregiudicatezza, la mia maturità creativa, la mia attitudine.

Oggi che sei considerato uno dei creativi più celebri d’Italia, c’è ancora qualcosa che riesce a sorprenderti? Da amante della tecnologia, appassionato di Intelligenza Artificiale, mi stupisce la velocità con cui non mi stupisco più. Rimango affamato e curioso ma sono invecchiato, perché ad oggi mi stupiscono le cose naturali, quelle che prima non valutavo, quelle su cui non ho controllo e posso solamente essere uno spettatore meravigliato. E’ per questo che amo il lago di Garda, e l’ho capito quando ho vissuto a New York. Adoro vivere qui, nella mia casa/studio, affondando i miei piedi nell’erba. Ecco… forse oggi mi manca riuscire a stupirmi nuovamente di me stesso.

Aspetti un’altra onda? Non lo so. Probabilmente ho troppo da perdere, amo follemente la mia vita.  Oggi penso di aver colto il mio senso della vita e questa probabilmente rappresenta l’onda che stavo aspettando. Grazie ai rapporti con i grandi della musica ho conosciuto personaggi ricchissimi, miliardari, che hanno raggiunto obiettivi pazzeschi, quasi inimmaginabili. Quando però parli con loro capisci che il loro senso della vita e la consapevolezza dettata dalla loro maturità è la stessa del settantenne che vive nelle campagne del Garda, coltivando il suo orticello, probabilmente anche più libero, leggero e sereno. Ecco perché oggi il lavoro è al servizio del mio stile di vita. Non voglio più essere sagomato dal lavoro. Voglio vivere così, voglio continuare a dedicarmi solo ed esclusivamente a ciò che amo, non per soldi, non per fama, ma per riconoscere la felicità mentre accade. 

Hai reso anche la tua vita privata un perfetto capolavoro e un business non indifferente… È stata Rossana a creare, con Balique e Cucinosano, il vero grande progetto della sua vita. Io ho solo sostenuto la persona che amo, donandole tutto ciò che potevo.

In quel momento hai visto tua moglie o un progetto?Assolutamente mia moglie. Per Rossana sento anche una profonda riconoscenza per essermi stata accanto nei momenti più duri, per aver rinunciato e per avermi sostenuto. Rossana ha trovato lo strumento perfetto per esprimersi e poi per emergere. Il merito è solo suo. Io sono sempre stato innamorato dei suoi “perché”, delle sue battaglie, della sua identità che si spinge oltre al verosimile. Rossana è una guerriera e ha sempre portato avanti le sue cause con grandissima coerenza. Molte donne oggi si riconoscono in lei. Mentre io ho la fortuna di innamorarmi ogni giorno della stessa donna. 

Total
0
Shares
Previous Article

Elite Costruzioni il lusso immobiliare che pone al centro l’investimento e il grande valore umano

Next Article

SPAZIO. Realizziamo la tua casa, con dentro il tuo universo

Related Posts
Processing...
Thank you! Your subscription has been confirmed. You'll hear from us soon.
ErrorHere