Un progetto sospeso nel tempo ancorato fra le dune


Ci troviamo nella Sardegna sud-occidentale, nell’area della Costa Verde, 47 km di costa selvaggia e spettacolare del comune di Arbus. La fitta macchia mediterranea tra lentischi, ginestre, corbezzoli e ginepri secolari degrada dolcemente fino a scoprire una distesa di dune di sabbia finissima, tra le più alte d’Europa, modellate dal vento, che diventano spiagge infinite bagnate da un mare cristallino. È l’altra Sardegna, a circa un’ora di auto da Cagliari all’interno del parco minerario di Ingurtosu, quella riservata agli amanti della natura e dei silenzi, dove ritemprarsi seguendo ritmi lenti e rifuggendo dai clamori e dalla mondanità. É proprio qui che nasce Hotel Le Dune Piscinas un progetto di valore firmato dallo studio bresciano PLAG studio di Antonio Gardoni e Luca Platto. Il risultato? Un hotel a 5 stelle custode di ventotto camere valorizzato da spazi inaspettati e inusuali, un luogo ove le opere d’arte divengono parte integrante del progetto insieme agli aspetti decorativi e materici pensati e realizzati su misura in grado di accentuare l’effetto scenico di un luogo veramente magico.

immagini di Mattia Aquila e Alessandro Moggi

Il vostro progetto si colloca in un’area della Sardegna veramente speciale ed unica. L’hotel Le Dune si trova nel parco minerario di Ingurtosu e nel parco naturale protetto delle dune di Piscinas, direttamente sulla spiaggia e circondato dalle dune più alte d’Europa. Come vi siete confrontato con un paesaggio così unico? Abbiamo sviluppato il progetto, racconta l’Arch. Luca Platto, concependolo come una serie di stratificazioni. Abbiamo lavorato immaginando soluzioni, aggiungendo nel tempo elementi, variandone di già decisi ed eliminandone di esistenti così come avviene abitando realmente un luogo per lungo tempo. Abbiamo scardinato le certezze del progettare per accogliere la natura fragile e specifica di questo luogo sospeso nel tempo, isolato nella natura ed esposto alla potenza degli elementi, per proteggersi dai quali  abbiamo adattato spazi e funzioni generando un nuovo comfort, spiega Arch. Antonio Gardoni.

Come avete affrontato la storicità del luogo e l‘originaria destinazione d’uso degli edifici? Nel nostro lavoro, spiega l’Arch. Platto, ci capita spesso di confrontarci con edifici storici così come con costruzioni ex novo, in entrambi i casi riusciamo a applicare un sistema e linguaggio di progetto che esalti le peculiarità ed i punti di forza a volte più nascosti.  Per esempio l’ingresso dell’hotel è ricavato nell’ originaria galleria di pietra lunga 30 metri nella quale transitavano i carrelli della miniera. Il pavimento in tek, intervallato da strisce di ebano, ricrea l’effetto delle traversine dei binari. Insieme all’amico e artista della luce elettronica Moritz Waldemeyer abbiamo inventato e sviluppato 30 lampade posizionate  sulla parete con piastre di microled che simulano la fiamma delle torce,  una versione contemporanea delle torce originali che illuminavano questo tunnel. Credo fortemente che l’architettura sia simultaneamente sedimento e visione lucida del futuro, spiega l’Arch Gardoni.  Anche in questo progetto abbiamo voluto stupire e meravigliare con elementi famigliari e ed altri sorprendenti, come per l’accesso all’american bar che avviene attraverso un tunnel di rami intrecciati in ferro battuto inserito nell’arco in mattoni esistente e che conduce l’ospite al centro della grande sala utilizzata originariamente come deposito dei minerali. Le antiche travi in legno, la pavimentazione in pietra originale, i muri in pietra e il grande camino dell’ american bar caratterizzano questo grande spazio.  Abbiamo progettato gli arredi: un grande bancone in legno, sedute imbottite in legno e paglia intrecciata e tavoli in marmi di diverso colore. I tessuti degli elementi imbottiti sono stati disegnati e sviluppati insieme ad un’antica tessitura sarda reinterpretando temi della tradizione  dell’isola in modo contemporaneo.  Lo spazio estremamente confortevole dell’ American bar si apre verso il mare  collegato alla piazzetta sulla quale affacciano i diversi corpi dell’hotel. 

In questo hotel 5 stelle lusso di solo 28 camere si trovano spazi inaspettati ed inusuali. Come avete inserito nel progetto i desideri della committenza?I desideri dei committenti, spiega l’Arch. Gardoni, hanno sempre bisogno di essere trasformati attraverso un attento lavoro di progetto e di comunicazione fra le parti. Spesso i desideri della committenza e le nostre visioni del progetto, che sono i nostri desideri, si fondono originando le soluzioni più interessanti. Qui siamo riusciti a realizzare una biblioteca che ospita oltre a libri sulla Sardegna e a tema minerario una collezione di minerali del luogo.  Nella biblioteca, come in tutto l’hotel la tecnologia è nascosta ed integrata negli elementi architettonici e d’arredo. Due grandi quadri slittano sulla parete rivelando un grande schermo utilizzabile per presentazioni ed eventi. E’ stato un piacere poter lavorare con dei collezionisti di arte contemporanea e inventare luoghi e soluzioni per ospitare le opere rendendole parte integrante del progetto e, con soddisfazione, possiamo dire che ogni elemento e opera sembra da sempre essere appartenuto a questi luoghi.  Abbiamo, ad esempio, trasformato un anonimo passaggio laterale della galleria d’ingresso in una vasca in basalto nero nella quale l’acqua accoglie e riflette una grande scultura, racconta l’Arch. Platto. 

In un progetto così sofisticato come avete coniugato la natura selvaggia del luogo con il comfort delle camere? Le caratteristiche peculiari di ognuna delle 28 camere, dice l’Arch. Gardoni, sono state esaltate adattando e modificando gli elementi del progetto sviluppato integrando elementi della architettura e della decorazione sarda quali l’alcova ad arco ed i bassorilievi nell’intonaco delle pareti.  Gli arredi su misura delle camere sono principalmente in rovere, paglia e ferro, quest’ultimo forgiato con legature e nodi che ricordano le cime navali. La pace di questo luogo invade lo spazio nel quale riposare. Abbiamo voluto creare un hotel nel quale gli ospiti durante il loro soggiorno potessero scoprire dettagli in scale diverse che stimolassero la curiosità e generassero un “viaggio” continuo anche all’interno della struttura. Alcune delle suite hanno un ampio spazio aperto ed una piccola piscina privati, spiega l’Arch. Platto. É bello potersi rifugiare in camera quando il forte vento di Maestrale spazza la spiaggia esprimendo tutta la potenza della natura. Nella master suite si nasconde uno spazio completamente rivestito in lastre di scuro basalto, quasi una grotta, che ospita una mini-spa con vasca e doccia scenografiche, la natura addomesticata. La nostra abitudine a lavorare a stretto contatto con i migliori artigiani ha reso anche questo progetto fortemente connotato da elementi su misura nei quali gli aspetti più decorativi e materici incontrano il rigore del design per ottenere sia un effetto fortemente scenico che un alto livello di comfort

Quali sono i vostri “angoli” preferiti in questo progetto? Ho sempre subito la fascinazione della sala dedicata all’esclusivo ristorante “Rosso tramonto” , spiega l’Arch. Platto, spazio intimo e incastrato fra i vari corpi di fabbrica. Il colore, i graffiti alle pareti e i pochi tavoli rendono la cena indimenticabile. L’ Arch. Gardoni racconta invece che nella notte quieta accompagnata dalla colonna sonora delle onde, circondati dalle dune, accade la magia di assistere in silenzio (ognuno con le proprie cuffie) alla proiezione di un vecchio film sotto la tettoia di paglia del cinema all’aperto sorseggiando un negroni.

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