Dal suo insediamento a Brescia, avvenuto nel settembre 2024, il Prefetto Andrea Polichetti ha assunto con sobrietà e fermezza un ruolo di guida istituzionale in un territorio complesso, ricco di risorse ma anche segnato da nuove sfide. Una visione che si fonda su valori chiari: ascolto, coesione sociale, presidio della legalità e valorizzazione del dialogo tra Istituzioni e cittadinanza. In pochi mesi ha dato avvio ad una mappatura articolata delle criticità territoriali, portando il Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica a operare direttamente nei luoghi in cui emergono esigenze concrete, con l’intento di costruire risposte condivise e incisive. Polichetti crede che la bellezza possa migliorare la vivibilità di un territorio, che l’insicurezza percepita debba essere affrontata con la stessa serietà di quella reale, e che ogni cittadino — a cominciare dai più giovani — debba sentire la responsabilità di non delegare il proprio futuro. Nella sua visione il Prefetto non è solo un garante dell’ordine, ma il costruttore silenzioso della coesione sociale, capace di far dialogare Sindaci, Forze dell’Ordine, Istituzioni e cittadinanza in un’alleanza trasversale contro le fragilità del presente. In quest’ampia intervista il Prefetto illustra le priorità del suo incarico, le peculiarità del contesto bresciano e il valore del presidio istituzionale come strumento di vicinanza concreta alla cittadinanza.

Intervista ad Andrea Polichetti
Nel suo discorso di insediamento a Brescia, nel settembre 2024, aveva posto l’accento sull’importanza dell’ascolto. A partire da questo principio, quali sono i valori cardine che intende promuovere durante il suo mandato? Al mio arrivo ho subito individuato alcune aree prioritarie di intervento. In parte, queste priorità riflettono le tendenze nazionali, ma sono emerse anche da una percezione concreta del territorio. Fin dai primi giorni — non necessariamente dal primo settembre in senso letterale — ho avuto la sensazione che anche Brescia, richiedesse un’attenzione particolare sul fronte della sicurezza. Per questo motivo ho ritenuto opportuno partire da lì. Per mettermi all’ascolto, con le Forze di Polizia abbiamo fatto una suddivisione del territorio in nove aree – perché sapete meglio di me che il territorio bresciano è molto diversificato, non soltanto per l’orografia, ma anche per le criticità, che seguono senz’altro anche la vocazione di ogni specifico territorio. Ne è emersa una mappatura di quelle aree: mercoledì saremo al terzo incontro, che sarà dedicato alla zona di Iseo, dove andremo a sentire un po’ il pensiero dei Sindaci — che ovviamente riflette quello dei cittadini — sulla sicurezza, sia reale che percepita. Metteremo poi in cantiere delle iniziative, soprattutto nelle aree a vocazione turistica, per fissare dei principi o comunque adottare misure e collaborazioni, di competenza però delle Amministrazioni comunali, concernenti la regolazione del flusso turistico e le esigenze di mobilità dei territori.
Ha già avuto modo di visitare i numerosi Comuni della Provincia? Sì, ho visitato diversi Comuni, certo non 205… (NDR sorride). Non so se riuscirò a raggiungere questo record, ma mi farebbe piacere visitare tutte le realtà. E lì, devo dire, ho avuto un’ottima accoglienza, soprattutto in quei Comuni di demografia più piccola, che magari non conoscevano il Prefetto prima — non come persona, ma come funzioni — e oggi magari capiscono che c’è sul territorio un rappresentante dello Stato che può affiancare il Comune e dare una mano ai Sindaci e alle Amministrazioni Comunali. E indirettamente, migliorare anche la vivibilità dei territori. A proposito di vivibilità, mi piace ricordare come Papa Francesco — a cui tutti siamo legati da grande affetto — abbia colto in un’udienza dello scorso anno, dedicata ai Prefetti, proprio questa funzione: quella di migliorare la vivibilità dei territori. Richiamava un pensiero di Sant’Ambrogio, patrono del corpo prefettizio, secondo cui è necessario che queste funzioni “allarghino la cerchia”, cioè mettano a sistema le persone che hanno come finalità il bene pubblico e operino per il benessere delle collettività.
Quali sono ad oggi – anche se sono trascorsi solo pochi mesi, le peculiarità del territorio bresciano che ha potuto riscontrare rispetto ad altre realtà conosciute nella sua lunga carriera? In assoluto devo dire che ho molto apprezzato il fatto di cogliere appieno quello che è la specificità della nostra professione, cioè essere funzionari — come noi ci definiamo — generalisti. Non essere specializzati su un tema o un’attività in particolare, ma diventare degli specialisti del territorio, quindi a tutto campo. Questo lo compresi bene già agli inizi, nel 1989, quando fui in servizio presso la Prefettura di Latina, che è rimasta la mia città di riferimento dove ho amici e affetti. E poi c’è stata una stranezza, una costante nella mia carriera: il collegamento con i laghi. Dal 2010 al 2015 sono stato assegnato alla Prefettura di Varese — Lago di Varese, già Lago di Gavirate. Poi, dopo una pausa ministeriale a Roma, sono stato nominato Prefetto nel 2017. Dopo un anno di attività a Reggio Calabria come Commissario, sono tornato al Ministero e poi assegnato, nel 2020, in pieno Covid, alla Prefettura di Como — Lago di Como. Dallo scorso primo settembre, come ricordava, sono impegnato sul terzo lago. Ma ovviamente la realtà provinciale non si esaurisce nella presenza del lago, anche se è una parte importante di questa Provincia, non fosse altro per i tantissimi turisti che quell’attrazione richiama da sempre. Devo dire che ho subito questo fascino. Quando c’è un contesto di bellezza e da questo punto di vista sono stato fortunato a lavorare in queste tre Province, credo che la bellezza aiuti a lavorare meglio, perché crea un clima favorevole per chi lavora e per i cittadini che vi risiedono. Perché anche i cittadini sono affascinati dal bello che li circonda. La bellezza fa crescere le Comunità!
Quali sono invece le principali criticità del nostro territorio? Faccio riferimento alla sicurezza, che pure non fa parte delle criticità specifiche di questo territorio essendo invece una situazione che riflette una problematica ultraprovinciale. Oggi dobbiamo fare i conti con fenomeni nuovi, che hanno origine soprattutto nel disagio sociale. Di conseguenza, molti fenomeni microcriminali mostrano una propaggine sul territorio celando una radice più profonda in contesti nei quali occorre intervenire sul piano sociale. Anche in queste circostanze va comunque assicurato un intervento con strumenti di Polizia. Un aspetto che a Brescia è sempre stato ben curato e che io ho inteso rafforzare con un coordinamento stretto e strategico delle Forze di Polizia. Il Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica – del quale fanno parte il Questore, i Comandanti Provinciali dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, presieduto dal Prefetto – si riunisce almeno una volta alla settimana per capire i diversi fenomeni sul territorio, partendo proprio dalla realtà quotidiana. In questo senso abbiamo serrato le fila con quella metodica che dicevo prima: portando il Comitato nelle realtà territoriali, ascoltando da vicino le esigenze dei Sindaci e delle comunità. C’è preoccupazione per come viene percepita la sicurezza o l’insicurezza, da parte dei cittadini: penso che lo Stato debba farsene carico, perché comunque la percezione negativa condiziona la vita di tutti i giorni. Da qui la spinta, partendo dal Comune capoluogo – ma è una raccomandazione che rivolgo in genere ai Sindaci – di riarticolare quelle misure finalizzate alla cura quotidiana del territorio (lo sviluppo urbanistico, l’illuminazione pubblica, la manutenzione dei luoghi, l’arredo urbano…). Perché, torniamo al tema della bellezza: se non costruiamo nulla di nuovo, nulla che dia la percezione di un ambiente vivibile, questo può incidere sul senso di sicurezza dei cittadini.
A proposito di insicurezza, un argomento delicato è quello della criminalità. Recentemente la cronaca ha evidenziato episodi preoccupanti, seppur con esiti positivi nelle indagini. Qual è la sua riflessione su quanto accade nella nostra Provincia? La criminalità comune è una minaccia per i cittadini ed è un pericolo che occorre affrontare. Vedo un collegamento con radici sociali che bisogna meglio analizzare. Penso ai ragazzi di terza generazione, ai gruppetti di giovani spesso al centro di fatti inquietanti. Devo dire però che lo sforzo delle Forze di Polizia è tale che gli autori di questi fatti sono quasi totalmente individuati. Certo, è meglio prevenire che reprimere. Tuttavia, l’individuazione dei colpevoli consente di capire meglio da dove proviene il disagio, per così mettere in campo interventi sociali specifici e magari potenziare le maglie dell’accoglienza, in genere. Una persona non accolta è una persona che vive ai margini, e probabilmente anche su questo occorre riflettere. Poi c’è la criminalità organizzata. Lì forse c’è meno percezione da parte dei cittadini della sua offensività, ma non è meno pericolosa. Crea condizioni per cui il territorio si modifica, si apre a pressioni criminali anche da altre Regioni, che incidono negativamente sullo sviluppo legale e sano. Parlo di pressioni sull’impresa, di economia drogata e ci sono evidenze giudiziarie datate, anche ampie, che ci dicono che le infiltrazioni sono presenti su questo territorio da tempo. Su questo fenomeno c’è un’attenzione particolare, un aggiornamento permanente all’interno del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica che mira a individuare quei settori e i relativi soggetti economici più esposti.

Abbiamo parlato di diversi interlocutori: Forze dell’Ordine, Sindaci, cittadini… Quanto è importante oggi il dialogo trasversale tra Istituzioni, e tra Istituzioni e cittadinanza? Se mi chiedessero qual è, in fin dei conti, la finalità della funzione prefettizia, direi: la coesione territoriale. La capacità di fare sistema su alcune tematiche importanti e il Prefetto è il costruttore di questa sinergia. Purtroppo c’è la tendenza – anche in questa Provincia – da parte di Istituzioni e Forze sociali, a procedere in solitudine e questo spesso non è positivo. Per cui i tavoli prefettizi – anche quelli su crisi aziendali, o come quello dei beni confiscati – devono servire a coinvolgere tutti gli attori del sistema. Ad esempio, la sicurezza non è solo un affare di Polizia, molto si può e si deve fare insieme ad altre Istituzioni, coinvolgendo anche i cittadini. Questo è il modello che guida la mia professione.
A proposito di beni confiscati, sappiamo che lei succede alla Dottoressa Maria Rosaria Laganà, ora a capo dell’Agenzia Nazionale. A che punto è il lavoro su questo fronte? C’è una tematica legata alla lentezza nella funzionalizzazione sociale dei beni confiscati. Ci sono forme di intervento che fanno capo al Prefetto per dare una spinta e, anche in questo caso, vale la logica del sistema: convocare, ascoltare, decidere insieme.

A margine, le chiedo anche una battuta sull’Osservatorio Regionale per le Periferie istituito dal Ministero dell’Interno. Qual è il suo ruolo? L’Osservatorio Regionale per le Periferie è stato istituito dal Ministero dell’Interno con ramificazioni presso ogni sede regionale. Abbiamo un osservatorio regionale presso la Prefettura di Milano che si occuperà di tutto il territorio lombardo. Nasce con l’obiettivo di fotografare la situazione nei Comuni della Regione, in particolare le periferie delle città più esposte al fenomeno del disagio sociale. Ovviamente, la “periferia” del piccolo Paese è un concetto relativo, ma le grandi città – come i capoluoghi – sono sotto la lente dell’Osservatorio.
Il Prefetto di una città può fare la differenza, ma si tratta di un incarico molto gravoso. Come riesce a conciliarlo con la sua vita personale? Ho due figlie di giovanissima età molto legate al papà, e mi sforzo di stare al passo con il loro affetto. La famiglia rappresenta una priorità, anche per il raggiungimento di un equilibrio personale e professionale. La costruzione familiare spinge verso l’armonia complessiva della persona. Mi impegno fortemente per questo. Per fortuna, sono in una città che favorisce questa dimensione. Brescia è generosa nell’accoglienza, è una città che offre molto, anche per le famiglie.
Concludiamo con un messaggio alla cittadinanza bresciana e magari in particolare ai giovani… Mi ricollego a ciò di cui si parla tanto oggi: l’intelligenza artificiale. Ho l’impressione che si deleghi troppo. Ad altri, alle tecnologie, alla realtà virtuale… È desiderio di tutti sentire la realtà che ci circonda più vicina. Forse un maggior impegno personale, senza deleghe inusitate, potrebbe migliorare le condizioni di vita delle comunità nelle quali viviamo. Le opportunità devono essere gestite per essere tali. E il futuro non deve sfuggirci dalle mani: dipende dalle nostre scelte.