Una “stella”che da Brescia brilla nel firmamento Friulano: Gabriella  Cottali Devetak

É senza dubbio una Devetak ma rimane Gabriella, una donna tenace che, travolta da un’inevitabile destino, ha perseguito la strada degli amori, quelli di confine, quelli che ha saputo interpretare nelle tradizioni  più autentiche del buon gusto, non solo a tavola  ma anche nella vita. Vi presento un’eccellenza bresciana esportata:  Gabriella Cottali Devetak.

Qual è stato il suo background e come ha trascorso i suoi anni a Brescia prima di trasferirsi a San Michele al Carso? Le mie origini mi stringono fortemente alle terre friulane nonostante sia nata a Brescia.   Mia mamma era di San Martino del Carso, frazione di Sagrado, in provincia di Gorizia, e mio padre all’epoca prestava il servizio di leva proprio in queste zone di confine. Si sposarono nel ‘62 e decisero di trasferirsi a Brescia probabilmente attratti da opportunità più confortanti per quella nuova famiglia che si stava creando. Nacqui a Brescia e trascorsi la mia infanzia insieme ai nonni paterni e ai cugini fino all’età di 6 anni. In quel momento un disatteso imprevisto bussò alla porta della nostra famiglia: le precarie condizioni di salute di mio fratello ci intimarono un trasferimento in Australia, laddove cure innovative avrebbero potuto guarirlo. Iniziammo quindi a preparci per questo importante cambio di vita in attesa che arrivasse il visto. Il permesso tardò ad arrivare, mio fratello iniziò a peggiorare e decidemmo di trasferirci in Friuli poichè la qualità dell’aria avrebbe sicuramente influito positivamente sul decorso della malattia. Il visto non arrivò più tant’è che mio padre perse ogni speranza. La decisione finale, visti anche i positivi progressi di mio fratello, fu quella di trasferirci definitivamente qui, dai nonni materni e papà con l’aiuto di un amico aprì un’impresa e acquisto una nuova casa per la famiglia.La mia vita cambiò radicalmente. In fondo, mi sentivo bresciana, molto cittadina, e quella realtà di campagna, benchè rilassata, sicura e silenziosa si scontrava con i ritmi urbani a cui ero da sempre abituata.  Imparai pian piano a familiarizzare con questa nuova armonia in una dimensione del tutto insolita, differente per cultura, addirittura lingua (essendo una terra di confine) e mentalità. Mi ambientai e mi immedesimai in questo territorio nonostante mi sentissi bresciana a tutti gli effetti. Penso di aver ereditato tanto da Brescia e dai bresciani, lo spirito imprenditoriale, l’effervescenza, il dinamismo, tutti valori che riconosco in un saper fare unico al mondo. A 15 anni conobbi Avguštin, me ne innamorai e a 18 lo sposai divenendo a tutti gli effetti una Devetak, una famiglia slovena dalla quale in poco tempo assorbii tradizione, cultura, lingua e inclinazioni, anche gastronomiche. In questo particolare momento della mia vita iniziò quello che amo definire il mio “sliding doors”: scoprii che quel famoso visto per l’Australia, tanto atteso, venne nascosto e stracciato da mia nonna colei che inevitabilmente definì il destino di tutta la nostra famiglia.La mia vita si amalgamò perfettamente alle tradizioni della famiglia Devetak e grazie all’aiuto di mia suocera mi integrai appassionandomi soprattutto al loro modo di cucinare. Studiai con grande interesse la materia prima, le ricette antiche tramandate dalle 6 generazioni che mi precedevano, 152 anni di storia, dando avvio ad una vera e propria formazione, di famiglia. Dall’amore con Avguštin nacquero 4 splendide donne oggi impegnate nell’impresa di famiglia: la ristorazione. Le donne sono sempre state il fulcro della nostra ristorazione e oggi con grande orgoglio porto avanti quelle stesse tradizioni che ho letteralmente sposato ma “condito” con un accento personale. L’obiettivo? Risvegliare il passato con sapore e gusto. 

Archivio FVG Via dei Sapori – foto Eunice Brovida Tundra Studio

Devetak, per amore e per passione. Di cosa si è innamorata?Mi sono innamorata di mio marito colui che mi ha trasmesso l’amore per tutto il resto. Quarant’anni di vita insieme, 4 figlie, e tantissimo tempo da condividere rappresenta per me il traguardo più importante, una riconferma che, di successo parlando, ha messo e metterà sempre al centro la parola amore.

Chi può considerare un maestro? Quali sono stati i tuoi maggiori ispiratori?É una domanda difficile. Non sono mai stata ispirata da un maestro in particolare sono sempre stata incoraggiata dalla mia identità. Non ho mai aspirato a diventare una grande chef ma la cuoca di casa capace di infondere i valori più semplici e genuini ispirati da quella tradizione che amo difendere e tutelare.Pensa che negli anni ‘90, periodo fortemente contraddistinto dall’ascesa della nouvelle cuisine certi giornalisti mi consigliarono spassionatamente di correggere e trasformare il mio modo di fare cucina. Suggerimento che ammonii all’istante difendendo e perseguendo, nonostante le mode, quella strada territoriale e naturale che da sempre mi contraddistingue. La cucina che amo, fatta di ingredienti “puliti”, una materia prima eccellente proveniente dai piccoli produttori locali.

Nel suo menù convergono tipicità e prodotti provenienti da fornitori locali ampiamente citati, come l’azienda agricola Devetak Sara, considerati un valore per il territorio. Chi sceglie e seleziona la materia prima? Sara è la mia prima figlia, che all’età di 18 anni rilevò per diritto l’azienda agricola del nonno. Nonostante questo, si laureò in letteratura straniera dell’est, imparò 5 lingue, girò il mondo ma capì ben presto che il suo mondo in realtà non era altro che l’orto di casa nostra.Trascorso il periodo di studio iniziò ad occuparsi dell’azienda agricola, cominciò ad elaborare i frutti donati dall’orto partecipando ad una profonda ascesa aziendale. Il nostro è un lavoro di sacrificio, di fatica, un mestiere in cui converge necessariamente la passione e l’amore indiscusso per il nostro territorio che amiamo diffondere e raccontare attraverso nuovi sapori. É proprio da questo impegno, incessante, che ritengo doveroso aiutare i nostri piccoli produttori, una battaglia che perseguo con grande passione. 

Se lei dovessi raccontare la sua cucina a un bresciano?Mi capita spesso di accogliere clienti bresciani che, probabilmente spinti da uno spirito di appartenenza, ricercano sempre un dialogo.  Purtroppo, dopo la perdita di mio padre, ho smesso di parlare in dialetto bresciano, tradizione che si è un po’ persa ma dalla quale ogni volta che torno in città rimango nuovamente affascinata. Anche nel mio menù c’è un po’ della mia Brescia, il coniglio per esempio, un forte legame con il territorio bresciano ma soprattutto con mia nonna.

Qual è l’ingrediente immancabile in cucina e nella vita?La serenità. Lo dico sempre alle mie figlie, è necessario essere serene per affrontare le problematiche di ogni giorno. Anche in cucina come nella vita è necessario dimostrare al prossimo una sinergia estremamente positiva. Per essere sereni bisogna amarsi, aver voglia di fare e sostenersi.

C’è un piatto che la rappresenta maggiormente?I gnocchi di pasta lievitata, qui chiamati “Snidjeno testo”, in sloveno “pasta lievitata”. Mia suocera li cucinava a mo’ di strudel lessati in acqua bollente avvolti in uno straccio. La mia ricetta personale invece li racconta diversamente, sono gnocchetti cucinati al vapore e conditi con ragù di coniglio e finocchietto fresco. Questo è il mio piatto. 

A cosa non potrebbe mai rinunciare?Alla mia famiglia. Noi siamo un gruppo ben assortito ed amalgamato, litighiamo dal mattino alla sera, scoppiano parecchie “bombe” ma ci amiamo e la nostra solidità sconfigge ogni “intemperia” che presenta la vita di tutti i giorni.Le ragazze lavorano insieme a me ma ognuna impegnata nel proprio ruolo.La più piccola, Mihaela, è il mio braccio destro, la seconda, Tatjana, segue l’amministrazione, i social network, l’accoglienza, è laureata in scienze turistiche, parla 4 lingue, e gestisce “l’osteria del ciabattino”, un’altra nostra struttura che celebra il passato del nonno, dove nel 1870 iniziò la nostra storia aggiustando le scarpe. Davanti all’osteria sorge anche il museo del ciabattino per ricordare le nostre tradizioni. Tjaša, la nostra terza figlia si occupa della gestione della sala insieme a mio marito, un guru del vino, uno dei più bravi del Friuli, mentre, Sara, la nostra primogenita, di cui parlavamo prima, gestisce l’azienda agricola.

Archivio FVG Via dei Sapori – foto Eunice Brovida Tundra Studio

L’assegnazione della Stella Verde cosa ha rappresentato per voi?Ero all’oscuro di tutto, non potevo nemmeno immaginarlo. É stato mio marito per primo ad apprendere la notizia. Quel giorno, colpito dalla sciatica, decise di riposarsi a casa e mentre accoccolato sul divano guardava le premiazioni venne letteralmente turbato dalla notizia e si agitò a tal punto da scongiurare un infarto. É stata una bellissima sorpresa. Inaspettata. Per noi ha significato molto, è stato il coronamento di una vita densa di sacrifici ma soprattutto la soddisfazione di aver puntato sul cavallo vincente: la genuinità, la semplicità, la tradizione. 

Questa stella verde è molto gratificante e ci dona lo spirito per perseguire la strada che dagli anni ‘90 ho scelto e ho deciso di abbracciare. Noi offriamo il territorio e probabilmente la nostra clientela senza manipolazione è tornata ad amare la semplicità.

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