“Union makes strength”: la seconda squadra della Croce Bianca

Quando da cittadina vedo i militi della Croce Bianca indossare con fierezza la loro uniforme, la domanda che mi pongo più spesso è: cosa può averli spinti investire il loro tempo senza ricevere nulla in cambio?  La risposta più ovvia custodisce i più alti valori della solidarietà e dell’aiuto ovvero “far del bene a chi ne ha davvero bisogno”. Sono persone comuni, proprio come noi, ognuno con il proprio bagaglio di esperienze, con una storia intima, personale, cittadini pronti a supportare la nostra incredibile Brescia

“Oltre vent’anni fa un manifesto affisso in città attirò la mia attenzione. La Croce Bianca cercava volontari e si trovava in pieno stato emergenziale per la difficoltà nel reperirli. Mi iscrissi subito per poter fare del bene”. 

Ferruccio, Capo Squadra e Terzo 118.

“Mio padre è un soccorritore da oltre trent’anni. É stato lui a incentivare il mio ingresso in Croce Bianca, il miglior presupposto per imparare tutte le tecniche del primo soccorso. In quell’ambiente ho poi conosciuto dei grandi amici e sono rimasto”. 

Matteo, capo equipaggio 118.

“Sono un futuro medico e l’ingresso in Croce Bianca ha rappresentato per me un passo importante soprattutto per capire veramente se quella sarebbe stata la mia strada. È stato così e qui ho trovato una così grande affinità con la squadra che sono rimasta”. 

Giulia, con il ruolo da terzo 118.

“La mia esperienza in Croce Bianca è iniziata circa un anno fa. Avevo del tempo libero e non volevo, per nessun motivo, sprecarlo”. 

Camilla, trasporti sanitari.

“Dopo aver vissuto la Pandemia ho iniziato a sentire un sentimento di inutilità e volevo iniziare ad investire il mio tempo libero in qualcosa che fosse davvero utile”. 

Riccardo, allievo.

“Da piccolo vedevo le ambulanze e pensavo: “quando sarò grande voglio essere anch’io uno di loro”.  Così è stato. 

Adriano, autista trasporti sanitari.

Intervista ai soccorritori

Il vostro Atto di Fede è stato scritto nel 1922, narra che il dolore, come l’amore, ha la sua poesia e la sua bellezza. A più di 100 anni dall’istituzione della Croce Bianca, quali sono le mutazioni che avete affrontato?  Una volta eravamo considerati “barellieri”, non avevamo alcun mezzo. La nostra dotazione era contenuta in una cassetta bianca e comprendeva alcol, un laccio emostatico, del cotone, delle forbici e qualche garza – ci raccontano Claudio, soccorritore dal 1974 con la matricola 57 e Roberto soccorritore dal luglio del ’73 con la matricola 53. Quando abbiamo iniziato non tutti avevano il telefono, infatti, per chiamarci, correvano fino alla sede.  Nei primi anni ’70 i corsi che Croce Bianca organizzava per formarci vertevano sulla spiegazione del corpo umano e cosa rappresentavano pressione e arterie, principi piuttosto elementari. L’età media dei volontari era nettamente più bassa e avevamo a disposizione mezzi e strumenti davvero limitati. Ci dicevano cosa fare, ma non eravamo consapevoli, formati e attrezzati come oggi. Dai primi anni in cui soccorrevamo con il “carrettino” ne abbiamo fatta di strada, in tutti i sensi. Eravamo gli unici a dare questo tipo di servizio emergenziale a Brescia. L’anno di svolta è stato il 1994 con l’unione alla AREU (Agenzia Regionale Emergenza Urgenza).L’atto di fede è nel mio portafoglio dal mio primo servizio, ovvero 50 anni fa. Le evoluzioni ci sono state, ma il significato della nostra missione, in quanto militi, non è mutato e non muterà nel tempo – ci racconta Claudio. L’obiettivo comune sarà sempre: “più grande è la miseria, tanto maggiore dovrà essere la nostra pietà”.

Sono circa 500 gli anziani che hanno installato, presso la propria abitazione, una centralina direttamente collegata con la vostra centrale operativa, che risponde immediatamente qualora riceva la chiamata per la richiesta di soccorso. Circa un paio di volte alla settimana, fate una telefonata agli utenti. Mi raccontate questo tipo di servizio?Il Comune di Brescia gestisce il servizio di telesoccorso tramite delle cooperative o fondazioni come per esempio il Pellicano, Brescia Solidale e molte altre – ci spiega Camilla, soccorritrice da circa un anno. Croce Bianca monitora le segnalazioni dell’utente che viene richiamato, dopo aver ricevuto la richiesta di soccorso. Nel momento in cui l’utente non risponde, per prassi, ci si reca presso il suo domicilio per capire l’entità del problema.Offriamo anche un ulteriore servizio di sostegno, una volta a settimana, che ci conduce a contattare i nostri assistiti per verificare i parametri vitali. Inoltre, viene controllato mediante un test che l’apparecchio funzioni correttamente. Non mancano mai due chiacchiere, per capire l’umore e i bisogni di queste persone considerate più fragili. E’ importante sottolineare che i numeri dei parenti non sono collegati direttamente alla centralina, di conseguenza, per eventuali emergenze, li contattiamo direttamente noi. Alcune persone che usufruiscono di questo servizio aspettano la nostra chiamata, quasi come se fosse un’abitudine. Ci hanno più volte confidato di tenere a questo legame e cercano in ogni modo di essere reperibili in quel momento, persino rinunciando ai loro impegni. Inutile negare che questo ci rasserena perchè per molte persone fragili la sfida primaria si confina nella solitudine.

I danni psicologici creati dal Covid, sono stati superati ?Indubbiamente qualche strascico l’ha lasciato, ma con fatica e con non poche difficoltà, ne siamo usciti. Ognuno a proprio modo è stato in grado di affrontare i giorni bui dell’emergenza sanitaria. È doveroso citare iniziative come “benessere in emergenza”, servizio di ascolto attivo coadiuvato da psicologi per mediare la pressione emotiva durante l’emergenza. Attività che senza dubbio hanno sostenuto il nostro lavoro durante il periodo del Covid. Durante la Pandemia ho iniziato a provare ansia ad ogni sirena che sentivo. Prima di iniziare il turno mi accadeva di piangere e, quando ho capito che stava diventando “un’abitudine” ne ho parlato con il mio responsabile. Ho iniziato così a diluire i turni, non facendo la notte: mi sono sentita capita e spronata a fronteggiare il mio problema. Il tutto grazie a un superiore sensibile e ad una squadra incredibile – ci racconta Carolina, capo equipaggio 118. 

Come gestite il ruolo dell’empatia nelle esperienze che vivete da militi? I nostri interventi non sempre soccorrono gravi emergenze e, quando accade, è l’esperienza a guidarti nel migliore dei modi. È proprio quest’ultima che ti fornisce quella lucidità necessaria per mettere in pratica l’iter corretto. Ogni membro dell’equipaggio ha un ruolo e dei compiti ben precisi, ma è necessario il supporto di tutti avendo chiaro il fine comune: aiutare la persona in difficoltà.Cinque anni fa, durante la notte della Vigilia di Natale, ho assistito al mio primo arresto cardiaco – ci racconta Carolina. Nelle settimane seguenti ho sognato di dover rianimare tutte le persone che conoscevo. Questa esperienza, insieme ad altre, non mi hanno lasciata indifferente. Sicuramente mi hanno forgiato e resa più consapevole e sicura del mio contributo.É fondamentale il briefing post intervento perchè ci fa capire molto del nostro operato. Il confronto ci consente di migliorare e imparare qualora ci ricapitasse una situazione simile. Ognuno di noi ha un bagaglio di esperienze differenti e durante un soccorso è indispensabile rispettare determinati ruoli poiché il nostro primo obiettivo è la salute dei nostri assistiti. Croce Bianca oggi è una community multietnica ed è davvero fondamentale per noi saperci interfacciare con ogni tipo di nazionalità e religione.

Il valore della squadra: fa la differenza?Certo, senza alcuni dubbio. Siamo una squadra speciale. Nel corso degli anni tra di noi si è instaurato un clima affiatato, famigliare, di forte unione fuori e dentro la Croce Bianca. Tutto questo si riflette nel nostro operato, in ogni servizio che offriamo. Non è scontato ma sento di poter parlare a nome di tutta la seconda squadra: siamo molto fieri di rappresentare Croce Bianca attraverso questo sentiment.

Intervento di Umberta Salvadego Molin Ugoni Presidente di Croce Bianca di Brescia 

Nella sua ultima intervista a Bre parlava delle asperità nell’apportare modernità senza però perdere le tracce delle tradizioni e delle abitudini di Croce Bianca. Quali sono i cambiamenti o le migliorie che vuole apportare, nel concreto, in Croce Bianca?Un cambiamento e, di conseguenza, una miglioria alla quale stiamo lavorando è l’informatizzazione di tutti i processi che regolano il 118, ma anche i servizi secondari che Croce Bianca offre alla comunità. Abbiamo sviluppato un programma che ci permette di snellire e migliorare parte delle procedure amministrative e non, con l’unico scopo di aumentare l’efficacia e l’efficenza, abbattendo i costi. Una serie di cambiamenti apportati con il giusto tempo, il giusto ritmo tenendo sempre conto di chi lavora e collabora con noi.

Prima donna a rivestire il prestigioso ruolo da Presidente dal 2017, famosa per le sue assemblee all’unanimità. Un impegno morale ed etico, nel concreto, quali sono i gesti che attua per tramandare, a modo suo, questi valori ?Quando decidi di metterti a disposizione di un’opera di volontariato devi essere animato dalla passione e dalla determinazione nel dedicare tempo, competenze e forze per un preciso obiettivo, prendendola anche come una sfida personale. Nel mio caso, sono cresciuta con questa mentalità. Penso che ciò che smuove non siano solo le parole, ma i fatti concreti. L’esempio in azioni è qualcosa che tramandi facilmente perchè le persone che ti circondano vedono il tuo operato e la soddisfazione che genera. 

Ha un appello da fare ai nostri lettori? Per poter sensibilizzare il tema dell’emergenza e, magari, aiutare la Croce Bianca?Croce bianca esiste dal 1890 perchè Brescia l’ha sempre sostenuta. Accolgo con rispetto la sensibilità delle persone. C’è chi preferisce contribuire dando un supporto economico, dedicare un’ambulanza, apportando migliorie estetiche alle infrastrutture della nostra sede storica, supportare il banco alimentare per le famiglie in difficoltà o donando il proprio tempo nei nostri servizi. Io credo che di modi per contribuire ce ne siano tanti ed ognuno può aiutarci nella maniera che sente e crede più vicina alla propria attitudine. Durante il mese di dicembre i cittadini possono raggiungerci presso il Museo Santa Giulia, in Via Musei 81\b, istituzione che ci ha dato la possibilità di collaborare nella creazione di doni personalizzati con le opere esposte. L’intero ricavato sarà devoluto alla Croce Bianca, un’iniziativa benefica per rendere questo Natale ancora più solidale. 

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