Vasco Rossi  XV Premio del Vittoriale al Komandante

La suggestiva cornice del Lago di Garda, a Gardone Riviera, ha fatto da sfondo alla premiazione della Fondazione Vittoriale degli Italiani che ogni anno conferisce un importante riconoscimento a personalità di spicco nei più disparati ambiti del sapere – dal cinema alla scienza, dalla musica alla medicina – che abbiano lasciato, e continuino a lasciare, una traccia importante del loro operato. In occasione della quindicesima edizione il suo Presidente Giordano Bruno Guerri ha conferito il Premio del Vittoriale al cantautore Vasco Rossi con la seguente motivazione: “al Komandante che per il suo viaggio nella vita e nella musica ha inventato la definizione di “Supervissuto”. Gabriele d’Annunzio diceva “fare della vita come un’opera d’arte” e lo stesso vale per lui che ha costruito un genere musicale, quello del rock italiano, adattando metrica, linguaggio e temi, rompendo ogni schema. Vasco Rossi che ha sempre avuto il coraggio di osare e sfidare il tempo, restando fedele a se stesso: un ribelle gentile, capace di mantenere intatta la passione, incantare generazioni, specchiarsi nelle proprie ombre e tornare alla luce usando la bussola dell’audacia”. 

A cura di Paola Rivetta

Intervista a Vasco Rossi condotta da Giordano Bruno Guerri, Presidente della Fondazione Vittoriale degli Italiani

Vasco Rossi, ecco il tuo pubblico. Migliaia di persone che ti sono vicine, di cui puoi sentire l’entusiasmo e oggi sono qui per assistere alla tua premiazione…

Che meraviglia! Sono emozionato, sono abituato a stare sul palco a cantare, ma mai senza la musica sotto. Ammetto di essere veramente incantato da questo posto, il Vittoriale degli Italiani, e naturalmente ringrazio quanti sono venuti a salutarmi con tanto affetto. Il “mio popolo” è così, sempre pieno di entusiasmo!Sono molto onorato di ricevere questo riconoscimento così importante dal punto di vista della cultura; non sono certo abituato a ricevere riconoscimenti per la cultura, perché sono un cantautore, un autore di musica rock… adesso magari te ne parlo un po’! Scherza. La definizione di “Poeta” lasciamola a d’Annunzio, il grande d’Annunzio, io sono uno che scrive diciamo “delle parole con la musica” quindi le parole, quando hanno la musica, arrivano più velocemente e più profondamente. Tutto lì.

Non riferiamoci alla “cultura” pensando solo ai filosofi, la cultura più che alta o bassa è larga e occupa tutto lo scibile umano, dalla tecnologia alla pittura. Tu sei un rappresentante dell’alta cultura, perché la musica è alta cultura in cui tu metti anche della poesia e l’invenzione di essere te stesso… ed è questa la cosa più rara e preziosa. Non credi?

Io non sono abituato a parlare, quindi per me ogni volta è un’avventura. Si emoziona. Comunque. Io sono un buon lettore, mi piace molto leggere perché ho molto tempo libero nel quale attendo che succeda quello che deve succedere. Detto questo posso parlare delle canzoni più che di d’Annunzio. Lui era un vero comandante, dell’areonautica, io sono il comandante con la “kappa”; questa definizione mi fu data da un’amica bolognese un po’ per scherzo perché io non ho mai comandato niente in realtà. Sorride. Faccio fatica anche a comandare me stesso! Altrettanto vero però è che le canzoni le scrivo da solo, i testi soprattutto, ma per tutte le altre cose che ho fatto, ho sempre chiesto l’aiuto di altri, coinvolto altre persone. Ho dei collaboratori ai quali sono molto legato perché mi sono stati vicini nei diversi periodi della mia carriera e della mia vita. Sono sempre stato circondato da un team, un’équipe di cui forse ho rappresentato la punta, quello che nel calcio fa l’attaccante, ma seppur qualcuno debba fare il goal, è sempre necessaria una squadra che lo supporti. 

La squadra è importante, ma è pur vero che “il Poeta è sempre solo sulla Terra”.

Tu hai detto che le parole delle tue canzoni nascono dentro di te, ti vengono così… Mi racconti cosa avviene quando scrivi? 

La canzone d’autore secondo me è una forma d’arte moderna; si avvicina molto alla poesia perché in effetti sono parole in musica. Come le scrivo? Quando inizio devo essere innanzitutto in una dimensione diciamo senza tempo, cioè una dimensione nella quale non ci sono orari, impegni, né distrazioni. A quel punto inizio ad ascoltare la musica, strimpello la chitarra e lì vengono fuori delle armonie, dei suoni a cui cerco di dare parola. Ricordandomi magari di un’emozione, e ripensando alla sensazione vissuta, cerco di descriverla ma senza usare la razionalità. E poi arrivano quelle frasi che resteranno per sempre come, non so: “ho guardato dentro una bugia”. Io parto da lì, continuo a rimanere in quella frase e vado avanti con i versi senza mai sapere prima cosa racconterà la storia che sto cominciando. “Ho guardato dentro una bugia / e ho capito che è una malattia / che alla fine non si può guarire mai”; sono tutti versi che non sono ragionati, non so come spiegarlo, ma è diverso rispetto a scrivere un tema o una lettera in cui usi la razionalità. Quando tu scrivi con la tua parte irrazionale vengono fuori delle frasi che normalmente non potresti pensare in quel modo. Ogni tanto capita di incepparsi e non sapere nemmeno se si arriverà ad una fine. Poi quando ci arrivo è un miracolo e a quel punto ho la soddisfazione enorme di risentirla anch’io e dire: “incredibile, ma da dove è uscita?”. 

In effetti ci sono frasi come “sei fresca come l’aria”, che sembra una banalità, perché l’aria è fresca lo dicono tutti, si sente dire milioni di volte, ma “sei fresca come l’aria” non l’ho mai sentito né letto da nessuna parte. Questa è l’invenzione poetica; usare le parole comuni per farne una cosa non comune. 

In quel caso ci sono molti riferimenti. “Respiri piano per non far rumore”, ad esempio, forse è riferita a me; a volte sono proprio io che respiro piano per non far rumore. Un’altra cosa da dire è che le mie canzoni, quelle che scrivo io, sono spesso delle provocazioni ed è questo che forse dall’inizio non è stato molto compreso, ma secondo me la provocazione artistica è fondamentale. Ad esempio il mio racconto, in quella canzone di una ragazzina che vedevo scendere dalla corriera, era un’immagine mia, non è che la conoscessi. Scrivevo di un’emozione mia, senza sapere davvero come fosse quella ragazza e poi magari, dopo averla conosciuta, non era neanche del tutto così e lei stessa non si sarebbe ritrovata in quelle parole. Ride. 

Quando è nata la tua passione per la musica?

Io ho sviluppato questa passione pazzesca per la musica e per le canzoni fin da piccolo. Io amo profondamente la musica e i cantautori dai quali ho imparato il concetto di poesia. Sorride. Perché a scuola il concetto di poesia non l’avevo proprio compreso bene. Bisognava ricordare tutto a memoria, era una cosa un po’ vecchia e mi è sempre sembrata poco attuale. Mentre amo tanto questa forma d’arte che unisce due cose: le parole e la musica. Come il cinema che è definito l’arte che unisce la letteratura, la fotografia e la musica. Allo stesso modo la canzone d’autore unisce la musica e le parole che diversamente non starebbero in piedi così bene perché la poesia è scritta per essere fluida leggendola, mentre la canzone arriva con la musica. La musica è importante perché può coinvolgere ed emozionare moltissimo le persone; io sono proprio uno di quelli che si commuove ed è sconvolto, provo delle emozioni fortissime ascoltando gli autori e le canzoni. 

Cosa racconta una canzone per essere diversa, per emozionare?

Non voglio fare una distinzione con quelle che definiamo “canzonette” che sono più leggere diciamo, non raccontano cose molto importanti, però portano un po’ di leggerezza, di allegria. In maniera differente la canzone d’autore può veramente comunicarti delle sensazioni forti come la gioia, ma anche la tristezza e la sofferenza. A volte anche io racconto delle situazioni in cui sono stato molto male eppure, quando esprimo il mio malessere nella canzone, anche la malinconia può essere bella ed è questa la vera magia della musica! E poi il fatto di poter comunicare così direttamente da cuore a cuore è incredibile. Il fatto che le canzoni non serva spiegarle, chiunque le può sentire, si può commuovere, può provare delle emozioni forti… e poi quando si fanno dal vivo è un grande miracolo. Quando canto una canzone entro dentro l’emozione che avevo provato e le parole mi tornano in mente chiaramente e riesco a trasferirle a mia volta. Questa è una cosa davvero grande e quando tutti insieme si prova la stessa emozione in 50.000 persone contemporaneamente è molto potente. I concerti sono un vero momento di condivisione!

Il ricordo che una canzone lascia in una persona è potente, perché le parole vengono spesso legate a un’emozione, un ricordo. Quello che commuove di te è pensare a quanti ricordi hai diffuso nel mondo, quanta gente vive un certo momento della sua vita accompagnato dalle tue parole e dalla tua musica… 

È ciò che fanno le canzoni! Sono come delle fotografie di un’emozione; ogni volta che l’ascolti provi quell’emozione, se magari stai attraversando un certo periodo te lo riporta alla memoria. Ci si lega profondamente alle canzoni. Io ho cominciato a scrivere canzoni proprio per esprimere le mie rabbie, le frustrazioni, le delusioni. Credo che l’artista sia “un vero artista” quando in qualche modo si spoglia e parla onestamente. Io stesso spesso mi meraviglio di quello che dico nelle canzoni e penso che una cosa del genere sinceramente non l’avrei confessata neanche a un amico. Nella canzone tutto è diverso, anche per chi la scrive. E questa è stata la grande potenza delle canzoni d’autore perché il pubblico si riconosce attraverso le emozioni che racconto e ogni tanto mi sento chiedere: “come fai a leggerci dentro?”. Io non leggo nel cuore degli altri, ma dentro me stesso! Dentro siamo tutti uguali, persone con le stesse difficoltà, le stesse sofferenze ed emozioni. Questa è la grande magia. 

Ci anticipi qualcosa dalla scaletta del tuo prossimo concerto? 

La scaletta dell’anno scorso era intima, parlava molto del rapporto tra uomo e donna, erano canzoni molto per le donne e quindi è piaciuto moltissimo, perché quanto parli alle donne sono tutti contenti, anche gli uomini. Scherza. Quest’anno la scaletta sarà diversa, un po’ più orientata al sociale, un po’ incazzata e dura perché questo periodo è molto complicato e difficile, siamo tutti preoccupati chiaramente. Comunque ci saranno molte canzoni, sono ormai cinquant’anni che ne scrivo ed è straordinario abbracciare tutte queste generazioni. Che meraviglia!

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