Viola Costa: una grande sfida, un successo che da ben quattordici anni rende onore al Vittoriale.  


Direttrice artistica di “Tener-a-mente”, il festival che si svolge all’Anfiteatro del Vittoriale e Direttrice organizzativa presso il Teatro Filodrammatici di Milano, Viola Costa, racconta in queste pagine l’assoluto valore umano, artistico, culturale, ma anche emotivo, di una delle rassegne internazionali più amate. Quella vera sfida che nel corso di questi ben quattordici anni ha saputo cogliere, interpretare, con grande orgoglio e responsabilità, rendendo omaggio e onore al Vate e ad uno dei palchi più affascinanti d’Italia, il Vittoriale.

Tener-a-mente è senza dubbio uno dei Festival più amati ed attesi. Cosa significa per voi diventare parte integrante di uno dei luoghi più affascinanti del mondo, la casa di Gabriele d’Annunzio, il Vittoriale? É senza dubbio una grandissima responsabilità che onoriamo dal 2011 momento in cui il Presidente del Vittoriale, Giordano Bruno Guerri, ci affidò la gestione dell’Anfiteatro. D’Annunzio possedeva un monito, “custodire l’eterno tempo della grazia, il Vittoriale”, un’importante eredità affidata al suo Presidente, Giordano Bruno Guerri e a noi con la direzione dell’Anfiteatro, motivo di onore, orgoglio e infinita coscienza. La parola “grazia” penso sia quella che possa al meglio identificare il modo in cui abbiamo interpretato questa missione. Siamo un team prevalentemente femminile e basiamo la nostra visione proprio sulla cura e la delicatezza, valori che identificano fortemente noi donne soprattutto calate in un mondo maschile dominato da logiche emotive completamente differenti. Il Vittoriale è inoltre un luogo unico, non solo sotto l’aspetto scenografico, architettonico e storico, ma anche per le performance che qui si sono succedute tra gli anni ‘70 e ‘80. Un palcoscenico esclusivo che in quegli anni ha ospitato la grande prosa e la grande danza. Oggi, contemplando un retaggio così importante e ricco di valore, abbiamo deciso di variare la programmazione plasmandola non solo a quell’eredità morale di cui parlavamo prima, il forte spirito dannunziano, moderno, coraggioso e follemente innamorato del bello, ma anche forgiandola al gusto di un pubblico che è cambiato.  Ecco che, grazie alla lungimiranza di Giordano Bruno Guerri abbiamo deciso di assumere la paternità di questo Festival con grande orgoglio e responsabilità presentando una proposta coraggiosa, elegante e bella.  

Come vengono selezionati gli artisti ogni anno? Secondo i principi che abbiamo appena indicato. Oggi il Festival ha una programmazione prettamente musicale a eccezione dell’appuntamento “Più Luce”. In realtà il tentativo è quello di scegliere nel panorama musicale contemporaneo mondiale artisti che abbiano realmente qualcosa da comunicare al di là della loro cifra stilistica. Il nostro è infatti un cartellone eterogeneo, non un semplice intrattenimento ma una musica che deriva da un’urgenza espressiva, che dal mio punto di vista, definisco arte.

Qual è la sua cifra stilistica? Ricercare e riconoscere l’urgenza espressiva negli artisti è il mio tratto dominante. Faccio tesoro della lezione di Rilke che alla richiesta di un parere di un giovane poeta rispose in questo modo: “tu chiedi un parere ad un grande maestro, cerchi affermazione della tua vena artistica, ma in raltà la vera risposta a questa domanda la troverai in te stesso solo quando ti domanderai profondamente: Ma io devo scrivere? Morirei se non potessi scrivere? Se la risposta a questa domanda sarà sì allora tu sei un artista, tu sei un poeta”. Se la risposta è affermativa, se la scrittura è così importante da essere paragonabile alla vita stessa, allora si può affermare che la persona in questione è un artista poichè la sua vita è strettamente legata alla sua arte. Credo che questo si possa applicare a tutti gli aspetti del mondo artistico.  Se dovessi candidare al Vittoriale un cartellone che possa rispecchiare i miei reali gusti personali accoglierei artisti senza dubbio differenti. Sono legata ad interpreti che rispecchiano la mia precisa attitudine, i famosi artisti del cuore che però, seppur rappresentando una forte identità artistica, potrebbero non fondersi al contesto in cui il Vittoriale è calato. É necessario inoltre confrontarsi e sostenersi anche attraverso l’aspetto della sostenibilità economica. É fondamentale sottolineare che rassegne come queste non si sostengono su contributi pubblici e dieviene necessario reggere l’economia del Festival riempendo il teatro.

Cosa significa invece per lei rispettare lo spirito del luogo senza cadere nell’antiquariato culturale come richiesto da Giordano Bruno Guerri Presidente del Vittoriale degli Italiani? Mi sono sempre chiesta: ma se d’Annunzio oggi fosse vivo cosa amerebbe? Gabriele d’Annunzio ha sempre esternato l’amore per i grandi classici ma al contempo ha saputo dimostrare anche uno spirito estremamente moderno, futurista nel senso letterario del termine. Giordano Bruno Guerri ha sempre sostenuto che Gabriele d’Annunzio possedeva un’anima rock ed io riconosco perfettamente questa vision.

Cosa significa realmente anno dopo anno costruire la regia di un evento unico? Significa soprattutto lavorare per dodici mesi l’anno ininterrottamente. Il nostro staff è sempre impegnato in un background che custodisce una grande professionalità “prestata” ad un lavoro complesso. Oggi stiamo lavorando sulla prossima edizione e quando l’evento diventa di queste proporzioni è fondamentale affidarsi ad un team preparato.  Io e mia sorella Rita siamo socie e questo aspetto è stato senza dubbio premiante. La vita ci ha quasi naturalmente accompagnate a riconoscerci una nell’altra, l’hummus culturale ci accomuna nonostante possediamo identità diverse svolgendo funzioni e ruoli differenti. Mentre io mi occupo della scelta del cartellone, della selezione degli artisti e del rapporto con il pubblico, Rita, si occupa di tutto ciò che riguarda l’allestimento tecnico, la produzione e il rapporto con i partner. Ci compensiamo e questo “sistema” professionale e famigliare funziona moltissimo.

Tener-a-mente è senza dubbio un Festival che infonde una sorta di occasione privilegiata, non solo nel cuore degli artisti che su questo palco si esibiscono ma anche nel pubblico che vive un’esperienza davvero senza pari in uno degli anfiteatri più belli ed esclusivi del mondo. Quali sono le emozioni che ogni anno si rinnovano? Ogni anno si rinnova la stessa emozione. Il lavoro costante, spesso stressante, che ci trattiene connesse nei nostri uffici ritrova una sorta di sfogo emotivo quando l’artista sale sul palco e il boato di applausi si trasforma in un pàthos inimmaginabile. Ecco che in quel momento la pelle d’oca travolge i tuoi sensi, ti scende una lacrima e tutto diventa magia.  Quel momento è unico.  Gli artisti invece, spesso avvezzi a calcare palchi internazionali, ritrovano nel Vittoriale e in Gardone Riviera quella nicchia di bellezza, di fascino e di distensione estremamente contrastante con la realtà a cui sono abituati.  Salire sul palco del Vittoriale anche per loro è un’emozione unica e irripetibile. Ogni artista ritiene questo aspetto estremamente dominante nella logica della performance. Musicisti, spesso stravolti da tour importanti, qui ritrovano distensione lasciandosi veramente travolgere dal fascino culturale e dall’estasiante scenario naturale.  Non per ultimo, il pubblico, di qualità, disposto a percorrere chilometri e chilometri per inseguire il proprio idolo.  Una qualità che si sprigiona in energia realmente percebile e riconoscibile dall’artista.

In una recente intervista ha dichiarato che “chi sale su quel palco deve sentire di essere parte di qualcosa che va oltre la semplice tappa”. Ecco che Tener-a-mente diviene musica come cultura e musica come memoria collettiva. Pensa che il vostro successo sia dovuto a questo o esistono altri aspetti? Credo che la cura sartoriale con cui ci dedichiamo a questo evento rappresenti un aspetto premiante. Organizzare un concerto significa sostanzialmente ottenere la fiducia delle agenzie italiane che fungono da mediatori con gli artisti internazionali. Riuscire a conquistare una tappa del tour a Gardone Riviera, preferendola ad altri parchi più “istituzionali” è per noi motivo di orgoglio. É necessario ottenere poi questa stessa fiducia anche dal pubblico, non solo grazie all’abilità quasi “fisiologica” nel saper mostrare un luogo magnifico come il Vittoriale ma anche sostenendo in maniera professionale un’organizzazione realmente attrattiva. 

Qual è l’artista più atteso per questa edizione? Morrisey non c’è dubbio, un sold out quasi immediato.  Manca dall’Italia da tanti anni, è un cantautore estremamente complesso ed è davvero molto, molto atteso.

Qual è invece l’artista che vorrebbe su questo palco? Non lo dico mai per scaramanzia ma posso dirvi quello che ho voluto tantissimo: Jeff Beck, uno dei chitarristi rock più influenti degli anni sessanta e settanta purtroppo scomparso nel 2023. Ha partecipato a ben tre edizioni di “Tener-a-Mente” e per me ha rappresentato un’infinita soddisfazione.

Ha un desiderio per le edizioni future? C’è un desiderio condiviso che finalmente nel 2026 si realizzerà. “Tener-a-mente” amplierà straordinariamente la sua offerta prolungandola nel mese di settembre, portando in scena oltre al tradizionale programma una proposta nuova che diversificherà ulteriormente l’offerta.  L’altro vero grande sogno sta nel riuscire a trovare un numero adeguato di sostenitori che possano consentirci di eccellere ancora di più attraverso performance più riconducibili ai grandi festival internazionali. Sogno edizioni totalmente dedicate al jazz e alla musica improvvisata. Una musica di nicchia che sul palco del Vittoriale difficilmente troverebbe accoglienza ma che potrebbe essere ospitata nelle numerose nicchie di bellezza presenti nel parco del Vittoriale. Oggi stiamo realmente insistendo in termini di sostenibilità economica poichè il desiderio è quello di trovare una rete di partner che possano sostenerci e rendere concreto questo obiettivo.  Sicuramente se lei dovesse rivolgere questa stessa domanda al Presidente Giordano Bruno Guerri lui le risponderebbe con assoluta immediatezza: accogliere sul nostro palco i Rolling Stone. Un monito quasi irrealizzabile, visionario ma coerente con il motto dannunziano: dare sempre di più.

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