YOKO YAMADA, comicità imprevedibile

A otto anni, in gita, al posto del panino con il prosciutto nella schiscetta custodiva i suoi nighiri e invece della stella di Natale contemplava i ritmi quotidiani nella magia del giardinetto zen costruito dal padre. Non fatevi “ingannare” da Yoko Yamada, perchè nonostante gli occhi a mandorla e il caratteristico fascino ereditato dall’oriente è una bresciana al 100% capace anche di farvi ridere attraverso un umorismo pop, autentico, sagace, attento e particolarmente brillante, tra equivoci e contraddizioni dei suoi due mondi, il Giappone e l’Italia. Finalista di «Italia’s Got Talent», volto di Comedy Central ha aperto nei teatri lo spettacolo di Alessandro Cattelan “Salutava sempre” oltre a portare in tutta Italia i suoi pezzi, prima con “Pizza sul gelato” e oggi con “Mary Poppins e i Doni della Morte”, tutt’ora in calendario.

Dal Giappone all’Italia, ci racconti perchè la tua famiglia ha scelto Brescia?

Mia madre è bresciana e mio padre è giapponese si trasferì a Brescia agli inizi degli anni ‘70 e dopo cinquant’anni, nonostante custodisca i valori della sua cultura, a volte penso che si senta più bresciano lui di molti altri. Nacqui nel 1993 e trascorsi la mia infanzia a Rodengo Saiano quella che ricordo ancora come la tana del mio cuore. Cosa posso raccontarti della mia infanzia? Probabilmente le simpatiche “controversie” che potevano insorgere riguardo il mio aspetto, così nipponico o alcuni vezzi quotidiani ancorati alla cultura di mio padre che anche se a piccole dosi ha dominato il nostro tram tram famigliare.Le radici famigliari hanno sicuramente donato unicità alla mia vita e i miei compagni di classe ne erano totalmente affascinati e coinvolti. La mia casa rappresentava un visionario ponte tra due culture con tanto di giardinetto zen e bamboline giapponesi appoggiate sul mobile TV. A casa si mangiava con le bacchette e a scuola per merenda portavo i miei nighiri. Puoi solo immaginare l’entusiasmo e la curiosità delle mie amichette quando venivano a trovarmi, non perchè il ramen potesse essere più affascinante dello spiedo, era proprio il contesto che incantava.

Quindi sai il giapponese?

Questa domanda me la fanno tutti. I miei tratti suggeriscono in maniera inequivocabile le mie origini ma purtroppo mio padre non hai mai voluto parlarmi in giapponese. Capisci perchè si dice “madre-lingua”? (NDR e ride).    Ho sempre considerato questa inadempienza linguistica come un grosso peso sentendomi sempre a disagio. Questa condizione mi ha condotto direttamente alla Cà Foscari a Venezia per intraprendere proprio quel percorso di studi in lingue e imparare finalmente la lingua di papà.  Una scelta istintiva, quasi scontata. All’apice del mio apprendimento ho iniziato a parlare in giapponese a mio padre ma la cosa fu talmente bizzarra che non rincarai la dose anzi tornai a parlare insieme a lui in italiano. La mia pigrizia e quel fatto così inusuale di comunicare con lui non mi hanno di certo spalleggiato in questa impresa. 

Quando la comicità si è presentata nella tua vita?

Sicuramente nel 2018 dopo aver conosciuto Luca Ravenna un importante stand up comedian italiano. Grazie a lui ho iniziato a conoscere da vicino il mondo della stand-up comedy, una forma di spettacolo di matrice americana in cui un comico si esibisce “in piedi” davanti a un pubblico. Iniziammo a seguire i grandi comici su piattaforme come Netflix cercando di identificarci in un genere. Ero particolarmente attratta dai più famosi comici americani e decisi di emularli. Luca Ravenna mi aiutò a trovare la strada giusta, grazie a lui scattò quel click che accade solo una volta nella vita e che disegna le nostre inclinazioni.Ho iniziato proprio così partecipando alle prime serate di open mic presentado il mio piccolo show nei soli 5 minuti che avevo a disposizione. Regola numero uno? Non ci sono regole, far divertire e basta! Forse è proprio quel tipo di libertà a connettermi così tanto a questo mestiere. Iniziai a scrivere i miei pezzi e conquistai, nel 2020, la mia ora di spettacolo. Purtroppo il Covid durante quell’estate ha imposto l’uso della mascherina ovunque anche negli spazi aperti e mi sono così ritrovata dinnanzi ad una platea mascherata completamente ignara delle loro reazioni. Per un comico l’interazione con il pubblico è fondamentale e non riuscire a captare la loro emotività è stato veramente difficile e pesante.Nel 2023 ho aperto nei teatri lo spettacolo di Alessandro Cattelan “Salutava sempre” e ho iniziato a portare in tutta Italia i miei pezzi, dapprima “Pizza sul gelato” e poi “Mary Poppins e i Doni della Morte” con cui sono tutt’ora in tour.

Descrivici la tua comicità?

Ti posso dire cosa non è, non è dark humor.Tempo fa avrei potuto definirla main stream ma oggi sono consapevole di possedere riferimenti diversi. Alcuni anni fa la mia comicità fece esplodere una specie di tormentone. Capitò con “I giapponesi non sanno dire no”. Il pubblico sapeva già le battute a memoria, rispondeva in coro e nonostante fossi compiaciuta da questa forte reattività non la trovavo costruttiva per definire il mio personaggio e il mio modello di comicità.Non ho mai desiderato apparire scontata o prevedibile. Se “Pizza sul gelato” ha conservato questa prevedibilità puntando fortemente sulla dimensione famigliare e sul ponte Giappone-Italia è con “Mary Poppins e i Doni della Morte” che ho realmente deciso di dissociarmi da quel tormentone aprendomi ad una comicità che potesse coinvolgere ambiti differenti, dalla religione al capitalismo evitando di rendere il retaggio giapponese così ingombrante. Le tematiche che porto oggi nei miei show sono molto diverse.  

Qual è lo strumento ideale per diffondere comicità (social, teatri, tv)?

Dipende dal tipo di comicità. Checcho Zalone, ad esempio, in TV è il massimo. La stand-up comedy di per sè è una forma di spettacolo poco adatta al piccolo schermo, nemmeno in seconda serata. Ci si concede a determinate battute, magari più “scomode” che potrebbero sfociare in bagarre. Sui social personalmente non pubblico moltissimi contenuti se non dei brevissimi sketch. Il teatro invece è il palcoscenico migliore per la mia comicità. Quindi ti risponderei così: i social per farmi conoscere e il teatro per farmi riconoscere. 

Questo politicamente corretto mette in crisi?

I social sono uno spietato hunger games, c’è il rischio che si estrappoli dal contesto una battuta e sia dia in pasto alla rete. Conseguenza: il finimondo.Posso dire che sono sempre stata molto attenta a questo aspetto e per ora non è mai accaduto nulla di strano ma so che sarà inevitabile. Penso che questo shitstorm possa essere la conseguenza o di troppa leggerezza da parte del comico oppure del fallimento di una battuta che non solo non ha funzionato sul pubblico ma che estrappolata dal proprio contesto ha assunto un ruolo peggiorativo.É fondamentale testare sempre le battute sul pubblico, “collaudando” l’humor e eventualmente togliere dal pezzo tutto ciò che non funziona.Spesso anche un piccolo pezzettino può urtare la sensibilità è comunque sempre necessario valutare ogni battuta all’interno del suo contesto che poi appartiene al fil rouge della comicità. Penso di aver attuato un meccanismo di auto-protezione per evitare che questo accada, per non scivolare sulla famosa buccia di banana, eliminando riferimenti che possano in qualche modo urtare l’ordinario collettivo ma so che probabilmente non basterà.  

La grande occasione della tua vita?

Ti avrei risposto “Italia’s Got Talent” se poi fossi esplosa sui social e avessi due milioni di followers all’attivo, ma non è andata così. Si è rivelata un’esperienza straordinaria così come l’aprire il tour di Alessandro Cattelan ma suppongo che la grande occasione debba ancora arrivare.

Hai avuto un maestro?

Sicuramente Nicolò Falcone, comico veneziano a capo della rassegna che accompagnò i miei primi passi in questo mondo. É grazie a lui e ai suoi continui incoraggiamenti che ho perseverato inseguendo la mia strada. Non posso che non ringraziare anche Marco Tumino, il mio conquilino, attore professionista con cui ogni giorno mi confronto assorbendo tanti, tantissimi stimoli.   

Un attore o un’attrice che ammiri tanto?

Paola Cortellesi senza alcun dubbio.Ho appena finito di vedere “C’è ancora domani” il film da lei diretto e interpretato al suo esordio come regista e l’ho trovato fantastico.Poi sono letteralmente innamorata della sua veste comica soprattutto negli sketch con Fabio De Luigi a “Mai dire gol”.

La comicità è maschile o femminile? 

La predominanza maschile è ben visibile nonostante oggi come oggi si stia assistendo ad un’interessante presenza femminile.Oggettivamente è maschile ma proprio solo e unicamente per valore numerico.   

Il teatro, la televisione, il grande schermo, dove ti sentiresti realizzata?

Amo esibirmi live ma il sogno sarebbe proprio quello di recitare in un film.

Sogni o ambizioni per il futuro?

Decisamente questo, ottenere un provino per un film e recitare in un vero set come attrice. Un sogno che potrebbe diventare realtà.

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